L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

sabato 15 ottobre 2011

Monte Sante Marie, la salita dell'Eroica



Nelle Marche, non solo parlando di biciclette, c'è un po' di tutto: mare, colline basse, colline medie, colline alte (molte di più di quanto non sappiamo che farcene) e parecchia montagna. Per il paesaggio e il passeggio in bici, la Toscana e l'Umbria forse offrono meno, ma qualcosa in più i nostri finitimi ce l'hanno: la scaltrezza, la paraculaggine o, in una parola, l'intelligenza.
Posto un'esperienza fuori regione, non perché la salita del Monte Sante Marie, non abbia eguali nelle Marche, ma perché il contesto nel quale viene affrontata, quello dell'Eroica, non sopporta paragoni: è straordinario. Un'"Italia troppo bella per essere vera", hanno scritto; un'Italia vera e, per questo, bellissima. (A proposito, tutto è iniziato qui, leggete quest'articolo di Giancarlo Brocci).
La salita del Monte Sante Marie è il simbolo della ciclostorica toscana, perché viene affrontato sia nel percorso medio da 120 km, sia da quello estremo da 209 km e di entrambi è il babau.

La salita inizia subito dopo il sontuoso ristoro dal cimitero di Asciano, quello nel quale offrono la ribollita cucinata sul fuoco. Chi viene dal percorso medio arriva verso le 10.00 chi viene dal lungo, si presenta davanti ai "contadini" verso le 15.00. In ogni caso il consiglio è di fare il pieno di carboidrati. non sono 300g di ribollita nella pancia che mandano in crisi.
A mandare in crisi sono tre cose: 1.le pendenze, che a occhio e croce saranno intorno al 12% nel primo strappo e appena di più nel secondo, 2. il fondo stradale la ghiaia obbliga a salire seduti, 3 il mezzo meccanico: con un 39x27 si sale facilmente, con un 44x17 si sale solo a piedi.
Per fare tutta la salita in sella io direi che il rapporto limite è il 42x24.
Dei due strappi quello più difficile da superare è il primo, perché ci sono accumuli di ghiaia e il traffico spesso costringe ad andare troppo sul bordo. Il secondo strappo, che arriva dopo un km di discesa è molto più faticoso soprattutto per via della lunghezza, però il fondo è più battuto, le bici sono ormai sgranate e nel complesso lo sforzo massimale è meno intenso: in alcuni punti si può anche salire in piedi o a zig zag.
Parlare di lunghezza e di pendenze ha poco senso. Fatta con una bici da corsa moderna la salita del Monte Sante Marie non fa paura. Nel contesto dell'Eroica è un bello scoglio, altro non fosse perché tutti ne parlano e ne parlano con terrore. Questa almeno è l'esperienza di chi ha fatto la salita nel 2008, 2009, 2011, con tre bici e tre stati di forma molto differenti.

Nel segmento di Strava incorporato in coda al post sono stati inseriti i dati della seconda salita del Sante Marie. Il tempo di scalata, ovviamente, è un dato poco indicativo. C'è giusto per far capire che tipo di impegno viene richiesto (occhio che i primi tempi sono fatti dai professionisti). Diciamo che, più o meno (nessuno si cronometra all'Eroica, nemmeno io), il secondo muro, con una bici quasi moderna, dovrei averlo scalato in una decina di minuti scarsa.





Al minuto 17.00 ci sono anch'io. Me l'hanno detto dei ciclisti che ho conosciuto stamattina alla Forzati della Strada; mi avevano riconosciuto dalla maglia! Quando mi hanno intervistato mancavano 195 km ed ero decisamente nei guai, però sono riuscito ad arrivare fino in fondo entro il tempo massimo.