“Nel 1268 il Podestà di Tolentino, Leopardo da Osimo, diede incarico a Mastro Benevegna di costruire il Ponte. – sì, è una storia sentita e risentita – L’Ingegnere, per motivi mai chiariti, si rivolse a una vecchia, la quale gli prestò un libro di magia nera. Benevegna, disperato (tenendo conto che il Santo era stato trasferito a Tolentino nel ’75, dovevano essere almeno sette anni che Benevegna lavorava con il minimo impegno alla costruzione del ponte), si recò al trivio delle Fonti di San Giovanni e recitò una formula magica. Gli apparve una ombra che il costruttore fedifrago riconobbe subito come il Demonio. Questo ultimo gli chiese, quale ricompensa per l’aiuto nella costruzione, l’anima del primo che avesse attraversato il ponte. Una brutta storia di doping architettonico, ma un grande passo avanti nella storia della viabilità marchigiana: il ponte fu riparato, raddrizzato e completato nello spazio di una notte. Un trionfo amaro.Preda di un profondo rimorso, Mastro Benevegna si rivolse al giovane San Nicola che trovò un astuto rimedio. Il giorno dell’inaugurazione del ponte, nel frattempo sprangato a dovere per evitare che qualcuno potesse attraversarlo, San Nicola si presentò con un cagnolino al guinzaglio e, tirata fuori dalla tonaca una forma di formaggio, la lanciò lungo il detto ponte sciogliendo il cane che la rincorse. Il diavolo, sentito odore di essere vivente, catturò il cane, accorgendosi troppo tardi di essere stato beffato per la 2000 esima volta con lo stesso vecchissimo trucco”. Adattamento da “larucola.org”
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| (C) Luca Pieroni “Dall’Adriatico al Tirreno” |
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| (c) Ciclocolli. Il ponte e l’inizio della Parruccia |
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| Quota 300: 12% |
Il muro dopo trecento metri pedalabili riprende, non con le pendenze estreme del primo “male” ma sempre tra il 10 e il 15%. In un chilometro si sale di quasi 120 metri per una strada piuttosto bella e immagino anche panoramica… ma se la si percorre in discesa.
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| Quota 395: quando vedete la Madonna andate a sinistra |
Dopo 1600 metri finalmente, la pendenza molla, si vede una madonnina e lo scollinamento (sono tutti reali). Sulla destra, circondata da un giardino un po’ trascurato, la chiesa rurale di San Pietro fa da punto di riferimento per le case sparse che guardano a San Ginesio e quelle rivolte a Tolentino.
Ci vuole poco a capire che, purtroppo la salita non è finita; se si vuole tornare alla civiltà bisogna prendere la Parruccia, la strada che si stacca sulla sinistra davanti all’edicola mariana.
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| Contrada Parruccia, quota 430: 14% |
I primi 500 m metri sono una brutta sberla: 11% medio e tratto finale al 16%. Ci veniva da ridere.
Una villa nascosta dagli alberi, Villa Benadducci, segna la fine delle fatiche serie. Dopo a villa si apre davanti ai nostri occhi una sorta di altipiano con le mucche al pascolo, La strada perde quota, ma è solo un ultimo sberleffo, resta ancora un chilometro di mangia-e-bevi fino al vero scollinamento a quota 470, ben 265 metri sopra il Ponte del diavolo.
Che dite? Il Diavolo c’entra qualcosa?
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| Finalmente la discesa: il paese sullo sfondo è un altro Paterno |











