L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

domenica 13 maggio 2012

Passo della Cappella da Cesolo - Giro d'Italia 2012

Start: Cesolo (MC)
Distance: 7,1 km
Elev. Change: 515 m
Avg Grade: 7.25 %
Avg Change: 18 %
Min Elev: 262 m
Max Elev: 775 m
Climb Category: GPM 2

Avevo sottovalutato il Passo della Cappella. Un posto ameno e una salita di tutto rispetto, nonostante il valico sia posto a un'altitudine modesta.

Grazie a Luigi Alesi per il permesso di utilizzare le sue foto
se volete vedere gli scatti in HD visitate i suoi album su Flickr
Salita molto irregolare. La prima parte è una mazzata 1100 metri al l'11-12%
Poi ci sono 1400 metri quasi di pianura fino al bivio di San Gennaro dove si svolta a sinistra e inizia una serie di strappi con tratti (quelli meno pendenti) ancora sterrati. Fino al 2012 in realtà l'intera salita era brecciata, poi in occasione del passaggio del Giro d'Italia, qualcuno ha avuto l'idea sciagurata di depolverizzare i tratti più ripidi ("catramati", ma non spianati, toccano ancora il 18% di pendenza). Non ci vado da un po', ma fino al 2015 il sottile strato di asfalto reggeva bene. Quando le forze sembrano cedere, finalmente ci si immette dove l'asfalto è asfalto buono, ma le pendenze sono sempre cattivissime per almeno 500 m.

Mi dispiace gettare discredito sulla categoria, ma ho sentito terribili bestemmie echeggiare nel vanamente su questa parte di salita. Ma non è la natura matrigna ad essere colpevole delle nostre sofferenze. E' l'acido lattico. Inutile dire che dal Passo si vede un signor panorama su tutte le colline (ancora da percorrere) e su mare.
Però le foto che vedete a destra parlano da sole. Questi scorci, che racchiudono l'essenza del paesaggio marchigiano e sui quali tante volte si è esercitato il fotografo Luigi Alesi (vedi in HD su Flickr), li potete vedere solo voltandovi indietro. La fatica in quel tratto è tanta; un motivo in più per fermarsi e guardarsi alle spalle.
Qualcuno osa negarlo?




Il Giro 2012 sulla Cappella


In occasione della 6° tappa del Giro d'Italia 2012 siamo saliti da Treia e ci siamo piazzati sui tratti più ripidi per incitare i corridori. Come accade in queste occasioni si vede tutto quello che non si vede in televisione; e niente di quello che si vede in TV.

- Il primo ricordo è l'immagine dell'arco azzurro del GPM che si stagliava sulle lontane cime dei Monti Sibillini ancore innevate. In alto l'azzurro del cielo, sotto quello appena più pallido dei monti, intorno i verdissimi prati sommitali del Monte Acuto. 

- Il secondo è l'odore delle salsicce che cuocevano, in numero almeno doppio degli spettatori, nell'aria di mezzogiorno.

- Il terzo ricordo è la confusione di voci sul valico, francese, fiammingo, spagnolo e, diversamente-ugualmente diversi i dialetti marchigiani e il raglio stupito di un asinello. E, a ribadire il concetto, due bandiere, una belga e una italiana sventolavano sulla stessa asta.

- Il quarto è il passaggio a lungo atteso di Mark Cavendish, che racconta meglio di me Alessandro Federico in questo post di Albumciclismo

E' il mese più bello per correre in bici. E' caldo, ma non c'è afa. Tutti i campi sono verdi e brillanti di grano.
C'era nel pubblico lo zio di Michele Scarponi. Raccontava che il nipote aveva provato la salita per la prima volta una decina di giorni fa (e vero, circolano in rete le foto). Tornato a casa, pare, abbia commentato "Come c@zz° l'hanno trovata..." Questo versante, in particolare, è davvero poco frequentato, ma offre panorami suggestivi.

Al Giro d'Italia la salita è stata classificata come GPM di 2° Categoria, perché il dislivello complessivo e basso, ma è una salita davvero difficile da digerire. Se posso consiglio di affrontarla con cautela almeno fino alla fine degli sterrati.
La salita è più dura del previsto, anche se le rampe più ripide sono state depolverizzate e, checché ne dicano in TV sono rimasti sterrati solo i tratti pianeggianti. I ciclisti sono stati gentili e hanno lasciato che i tifosi li spingessero a loro piacimento e, chi sapeva l'italiano, ha anche fatto conversazione: "oh gli detto come stai? -che non lo vedi?- m'ha ditto".

Un'ultima raccomandazione: fate attenzione al primo tornante della discesa. Ci si arriva a velocità folle dopo un drittone di un chilometro al 12% ed è molto più stretto di quello che sembra. Al Giro d'Italia, che qualcuno si facesse male in questa curva, era inevitabile. Alcuni sono è finiti oltre il guard-rail, ma sono ripartiti. A Lastras è andata peggio.


Passo della Cappella (772m)