L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

lunedì 24 ottobre 2016

Porta d'Osimo

Recanati vista dalla collina di fronte: la strada sembra innocua finché non si prende coscienza dell'abisso che separa i colli  


Distance: 1.4 km
Elev. Gain: 187 m
Elev. Change: 187 m
Avg Grade: 12.5%
Max Grade: 30.5 %
Min Elev: 45 m
Max Elev: 230 m
Climb Category: GPM 3


Salita sorella del Muro di Montelupone, che infatti si sviluppa sulla collina immediatamente a sud. Porta d'Osimo è un ingresso secondario alla città di Recanati sul quale confluiscono due strade che risalgono la valle del Fosso di Rivo. Come spesso accade per gli accessi costruiti sui selvaggi versanti nord, entrambe le strade regalano picchi di pendenza oltre il 20%   

 Porta d'Osimo dal Fosso di Rivo


La strada si distacca dalla provinciale 105 poco dopo il bivio per Bagnolo. Dopo 300 m in pianura, superato un agriturismo dal nome leopardiano, la salita inizia in modo brutale.
L'asfalto (ancora ottimo) disegna una retta grigia sul fianco della collina. 
La strada sale un po' a gradoni come succede a Montelupone, ma qui non c'è un tratto che possa definirsi pedalabile, il primo km, infatti, ha una media dell'11%. Tuttavia in questo antipasto all'11% va a segnalata la rampa che inizia agli 800 m, perché, per la prima volta si arriva al 20%. 
Le volte che ho preso la salita piano mi è sembrato questo il tratto più duro, ma generalmente il peggio, il vero "male", come dicono il Toscana è quello che arriva nel finale.
Il video a fianco è di cinque giorni fa e mi sembra abbastanza impressionante. Soprattutto se si considera che, per le pendenze, il peggio è passato.

Ricordati che devi morire! Questo succede quando si sottovalutano salite come queste. Il ciclista era salito spavaldo fino all'ultimo male, quando, prima ancora del fiatone, l'acido lattico ha invaso le cosce. nel video lo si vede zigzagare prima che la strada inizi a spianare. 

Tra gli Antichi Romani quando un generale trionfatore, vestito di porpora, sfilava per le strade osannato dalla folla, sul suo carro d'oro aveva un compagno che gli ripeteva: «Respice post te. Hominem te memento» in pratica: «Ricordati che sei un uomo». «Ricordati che devi morire».
Era una bella tradizione. Aiutava a evitare il rischio di essere sopraffatti dalla superbia.
Un "Memento mori" dovrebbe essere stampato anche sull'asfalto di questa salita: bisogna ricordarsi in tempo che nel finale "si muore", sennò si rischia di morire, o, peggio ancora, di mettere il piede a terra.
Generalmente le nostre salite a gradoni hanno il "male" peggiore all'inizio, ci sono però alcune salite-climax che nascondono il peggio alla fine, spesso nascosto dietro l'ultima curva (Montelupone, Gallignano, il Cassero, Massignano i primi che mi vengono in mente) Naturalmente, Porta d'Osimo è una di queste. 
Dove la strada confluisce con la gemella che proviene da Bagnolo iniziano gli ultimi 500 m, che hanno una pendenza media del 15%.
Lo spannung, il tratto indimenticabile, è quello dei due tornanti in successione, posti in corrispondenza della chiesetta: un uno-due micidiale che spesso è l'ultima cosa del paesaggio che si percepisce lucidamente. In questo tratto si torna di nuovo (e non di poco) sopra il 20%, ma è difficile quantificare la pendenza: la parte interna del primo stretto tornante sarà sicuramente oltre il 30%.


Qui nel finale di Porta d'Osimo, traffico o non traffico, bisogna allargarsi a sinistra. In questo tratto, pioggia o non pioggia, bisogna alzarsi sui pedali, sennò ci si ribalta.
Il drittone finale al 18%, dal cartello Recanati alla fontanella posta in cima alla strada, lo percorro praticamente al buio, come si può "ammirare" nel video.
Prudenza dunque. Mai strafare. Una litania che mi ripeto tutte le volte e che non rispetto mai.
Una vota arrivati in cima si può continuare fino alla Piazza di Recanati (un altro paio di km per superare ulteriori 50m) oppure calare a destro verso la Chiesa di Castelnuovo, splendido esempio di stratificazione artistica dal gotico al roccocò.