L'Appennino che attraversa le Marche comprende quattro pieghe o catene. La prima catena è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la quinta maestosa dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega è quella costituita dal Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi gli itinerari in direzione Nord-Sud. La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, il Monte degli Elci, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, etc... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

domenica 29 luglio 2012

Giro d'Italia d'Epoca


Nel 1924, di ritorno da un viaggio dentro le colonie penali francesi d'oltremare, Albert Londres venne mandato dal quotidiano Le Petit Parisien al seguito del Tour de France. Dopo poche tappe, Londres, completamente a digiuno di ciclismo, inizia a vedere inquietanti paralleli tra la vita dei condannati ai lavori forzati e quella dei ciclisti. Inventa così una definizione che avrà fortuna: "i forzati della strada". Oggi non è per fame se ci si mette sulle bici d'epoca, ma una goccia delle sofferenze.......

Credo che tutto sia cominciato in Toscana con l'Eroica. L'idea, troppo bella per non essere copiata, ha generato altre corse in tutta Italia. Nelle Marche c'è, dal 2010, una bellissima cicloturistica: I Forzati della strada, che a pieno titolo riprende la definizione di Albert Londres.
Vi incorporo due video che mi sembra trasmettano bene l'atmosfera di queste manifestazioni: il primo, prodotto da Deejay TV meglio di ogni altra cosa dà l'idea di che cosa sia una randonnée per bici d'epoca, della fatica che si fa, del coraggio che serve a ripartire e della fortuna che serve per arrivare. Al minuto 17, quello con il cambio rotto sono io. Anche in quell'occasione, nonostante mancassero 195 km, sono arrivato alla fine in tempo.


L'Eroica from zaffa on Vimeo.

Il secondo video fa parte della raccolta "Di volto in volto" e racconta la seconda edizione della "Forzati della strada". C'è una bella antologia dei personaggi che animano la piccola corsa marchigiana dalle terribili pendenze (in particolare non perdetevi Amerigo Severini, che è ancora in attività dai tempi di Coppi e Baldini.) Io c'ero, ma, per fortuna, nel video non appaio: quella volta non mi era successo niente di male ...a differenza dell'edizione 2013.




E ora.... qualche lettura utile. E nel caso improbabilissimo che mia moglie legga questa pagina e che sia ancora mia moglie, pensavo che uno di questi due libri sarebbero un bel regalo di San Valentino.