L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

mercoledì 13 aprile 2011

Vallone di Offagna



PARTENZA: SP2
LUNGHEZZA: 3,0 km
DISLIVELLO: 210 m
PENDENZA MEDIA: 7,00%
PENDENZA MAX: 10%


%"Solo un cavalcavia" ebbe a dire Chiappucci alla fine della tappa di Osimo del Giro 1994. Per carità, non è che si potesse dargli troppo torto. Secondo le proporzioni della Corsa Rosa venne classificata come un misero GPM di 3° cat., quando però la affrontavamo in BMX, per la prima volta l'ho scalata in 4° o 5° elementare, non ci era difficile sovrapporla alle grandi salite alpine.

Oggi la salita della mia giovinezza, se posso, cerco di evitarla, perché ogni volta finisce con una cronoscalata.
In trent'anni di bici ho ormai sedimentato riferimenti cronometrici ad ogni curva e, se sono, solo ogni volta è una volata: è abbastanza corta (3km), abbastanza pedalabile (7% medio), per essere affrontata come un unico lungo sprint. Almeno per me è così.
Il fatto che la parte più dura arrivi alla fine rende la scalata tutte le volte un supplizio.
Almeno per me è così.

Il finale naturale della salita è l'incrocio con l'entrata principale del paese, ma ci sono due belle varianti: arrivati alle fonti si possono prendere due belle rampe in un facile pavè. Entrambe sono ripide intorno al 18% entrambe sono attualmente in controsenso. La prima riporta al centro del paese, l'altra, quella a dx, più lunga porta al  parco dietro la Rocca.
Recentemente è stato asfaltato un sentiero che dalla valle si congiunge alla c.d. "Curva di Patrignà", la quarta. La via si chiama via d'Ancona ed è uno dei muri più assurdi della zona. Si ragiona di una rampa al 27%, (che in tv diventerebbe "oltre il 30"), quindi e più opportuno dedicarle un post apposito.



Il Vallone non è una crono solo per me. Sui suoi tornanti si allenano tutti gli amatori della zona e la classifica di Strava ne dà ampiamente conto.


Ricordo che a 16 anni riuscivo a salire, avrò pesato sì e no 47kg, con il 52x21 e facevo tempi di 8:30 che sono riuscito a eguagliare solo al terzo anno di ciclismo serio. Il riferimento però non era alla fine della salita, ma al cartello "Offagna". Anche oggi le mie cronoscalate finiscono lì tra l'ultimo tornante e via Polverigi, davanti alla prima casa del Rione S.Tommaso