L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

giovedì 20 giugno 2013

Val Fucina Elcito (da pocolontano.myblog.it)




Elcito_San_Vicino_by_sicarel.jpg

Là dove la valle si incunea ai piedi dei monti San Vicino e Canfaito nella piccola conca dove i due declivi si incontrano, insomma un posto dal quale e per il quale c’è solo una stradina che poi finisce lì, ci sono due tre case di contadini e poi c’é questa:
e questa é una potenza! E’ niente meno che l’ Abbazia di Val Fucina!
Sto facendo dell’ironia gratuita, ma in effetti potrebbe essere presa come esempio dell’espressione “sic transit gloria mundi”.

Dunque nei secoli bui, nell’alto medioevo che poi qui, nell’Appennino centrale marchigiano era particolarmente “alto” e “buio”, insomma intorno al mille questa chiesina con l’aria tanto qualunque da passare inosservata era importantissima come ci raccontano qui:

”….Quando sia stato fondato non é dato saperlo, ma il documento più antico che lo riguarda risale al 1058…. Il monastero di Val Fucina consolidò, nei decenni successivi, le proprie ricchezze estendendo la sua giurisdizione in terre sempre più lontane….
… nella zona iesina ed in aree più lontane: alcuni atti attestano infatti diritti nel territorio di Osimo, Numana, Recanati, Matelica, Camerino e Cerreto d’Esi.…










































E su tutto questo vigilava, dall’alto dello sperone roccioso che sovrasta la valletta, il castello di Elcito.



E chi nel Medioevo avesse voluto recarsi all’Abbazia avrebbe dovuto intraprendere un viaggio faticoso simile a quello descritto da Umberto Eco nel Nome della Rosa.
Superate le numerose colline che si susseguono lungo il corso del fiume, il pellegrino, a differenza dell’odierno visitatore, doveva inerpicarsi per il sentiero che tuttora sale ripido sui pendii del monte Pereta, tra sassi e vegetazione, sino ad incontrare la porta orientale del castello di Elcito.






Quindi, oltrepassata la rocca e dopo una breve discesa, il suo viaggio terminava in un’ampia e verde conca, circondata da monti ricoperti di foreste incontaminate.




E l’Abbazia di Valfucina che fine ha fatto? come ha fatto a ridursi quasi una casa di campagna?

“… E’ datato 1464 l’ultimo segno di vitalità della nostra abbazia che si manifestò con il versamento di una considerevole somma di denaro, forse tutto ciò che restava a disposizione dei monaci di Val Fucina, a favore della crociata indetta dal pontefice Pio II.Per ironia della sorte, poi, l’ultimo abate di cui si ha memoria si chiamava Benedetto e resse il monastero almeno fino al 1483.Nel 1487 la nostra comunità, priva della sua guida spirituale e giuridica, era ridotta di numero a tal punto da non essere più in grado di amministrare i pochi beni rimasti ed abbandonò per sempre l’abbazia.In quello che fu un potente e ricco monastero, da ora in poi regnò il silenzio: la sala capitolare, i corridoi, le anguste celle, i magazzini, i cortili e la stessa chiesa, non risuonarono più delle preghiere e dei canti dei monaci.“

Insomma dalla potenza al silenzio. Ma Elcito, il castello a difesa dell’Abbazia, é rimasto, lentamente si é svuotato, ma é ancora vivo almeno nell’amore dei suoi abitanti, anche se non vivono più qui. Lo hanno riempito delle foto di quando era più abitato e vissuto, così che anche noi possiamo partecipare a questo culto della memoria.



la porta della scuola con accanto la foto che ci permette di “guardare dentro” e anche indietro


Le strade di Elcito precipitano verso la valle o il dirupo e si allargano in minuscoli vicoli dai quali si sbircia nel vuoto, verso la valle.


L’Abbazia da proteggere non c’é più, ma in agosto tutti quelli che se ne sono andati tornano e in processione a piedi scendono all’Abbazia salmodiando; poi la messa nella chiesa riaperta per l’occasione, ripulita dalle ragnatele e ornata dei fiori di campo raccolti sui prati attorno. Per qualche ora gli abati e gli eremiti che nei secoli hanno vissuto e pregato qui rivivono spiritualmente, poi tutto torna nel silenzio.

Da http://pocolontano.myblog.it/archive/2013/06/04/persa-nel-tempo-elcito.html

Perduti nel tempo: Valfucina e Elcito

Pubblicato il 4 giugno 2013 da scanfesca