L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

giovedì 11 luglio 2013

Granfondo dei Sibillini 2013 - Resoconto dalle retrovie


Di solito delle Granfondo si racconta la corsa dei primi, Monte Conero ho voluto provare ad appendermi "cip"e dorsale. Saranno stati due anni che non mi iscrivevo a una GF; mi erano venute a noia, perché, dato il mio livello, non posso ambire a soddisfazioni di classifica. Avevo anche provato con le partenze alla francese, ma mi ero accorto che, alla fine, si fa più fatica e del paesaggio si gode comunque poco.
sarebbe piaciuto farlo anche a me, ma mi sarebbe servita una lambretta. Invece avevo deciso di farmela in bici. Confortato dai test caserecci sul 

La corsa è partita puntualissima alle 8.30. Con Lorenzo Proserpio ci siamo presentati appena in tempo, in fondo all'ultima griglia. Ne avevamo più di mille davanti e meno di dieci dietro, tanto che (dati Kronoservice) ci sono serviti quasi tre minuti per passare sulla linea di partenza. Lorenzo ha iniziato subito a pedalare forte per recuperare posizioni. Siccome la separazione dei due percorsi avviene piuttosto presto, uno dei rischi della Granfondo dei Sibillini è quello di rimanere insabbiati tra i ciclisti che fanno in massa il percorso corto. Il corollario è che, soprattutto se si parte in fondo, è meglio darsi da fare subito, sennò succede che dal bivio per Monastero in avanti ci si ritrova soli.
Un rischio che non abbiamo corso. Lorenzo è riuscito a recuperare un centinaio di posizioni e, quindi ha trovato il suo gruppetto, io cercando di stargli dietro sono finito in una buca e ho forato ben prima del bivio. Quando ho finito di cambiare la camera d'aria ero ultimissimo a dieci minuti dal penultimo e a quindici dalla macchina del finecorsa. Questi sono alcuni dei dialoghi fatti nel quarto d'ora abbondante in cui smontavo la ruota di dietro e mi sostituivo lo pneumatico.

1. -CICLISTA RITIRATURO: "Serve una mano?" -SALITE DELLE MARCHE "Sempre gradita" -CR "No perché io non l'ho cambiata mai una ruota" -SDM "No problema, la teoria la conosco" -CR "ti ritiri" -SdM "no, non  ti pare prematuro?!"- CR "Io mi sa di sì, guarda che numero m'hanno dato [ca. 850], mi sono iscritto per primo"  -SDM "E' che davanti partono solo gli invitati e gli abbonati". -CR "Fanno incavolare, già vado piano, ma partire ottocentesimo..." -SDM "Beh, adesso sei penultimo" -CR "Io torno indietro" -SDM "..."

2) AUTOAMBULANZA: "Ti senti bene?"- IO "Ho fatto solo otto km, te che dici?" AA "vuoi salire?" SDM "Grazie. Ancora per un po' ce la faccio" AUTOSCOPA "Allora ti ritiri!"-SDM "no" AS "sei sicuro?" SDM "Ormai ho finito. No è che c'avete una pompa seria?? AS "Come no".
A differenza del ciclista civitanovese io ringrazio l'organizzazione, in particolare l'autoscopa e quella pompa degli anni '60 senza valvola che in cinque colpi ha fatto più della mia lussuosissima pompetta tascabile Specialized in-pseudo-metallo-anodizzato-e-cromato in dieci minuti.
A questo punto la situazione ere questa: davanti al ciclista c'erano 145 km in solitaria, in compenso il blogger avrebbe potuto vedere a uno a uno gli ultimi eroici e raccontarli: quelli che affrontano il percorso lungo sapendo che la vera sfida è arrivare in fondo, quelli che accedono l'ipod e pedalano godendosi il paesaggio e la giornata, le donne normali (per vedere le "indiavolate" servirebbe la lambretta di cui sopra), gli olandesi che ogni 10 minuti si fermano a fotografare e si abbuffano ai ristori.

Ma si può scattare sulla salitella di Pievefavera? 
In questa situazione sapevo che avrei dovuto innanzitutto restare calmo ed evitare di farmi prendere dalla foga: con il mio distacco non sarei potuto rientrare in nessun gruppo e, comunque, da Amandola (km 37) in avanti è tutta salita o discesa e stare in compagnia è di nessuna utilità. L'importante sarebbe stato 1) raggiungere qualcuno prima di Forca di Presta (il che è successo) 2) trovare qualcuno in grado di aiutarti negli ultimi 50 km di pianura (il che non è successo affatto).
Devo dire che sono stato abbastanza bravo a controllarmi, anche se, riguardando i dati del Polar, mi sono accorto che era meglio se fossi andato più piano sul Valico di Rustici e sul Pescolle,  ma è anche vero che un momento di crisi, in una corsa così lunga, capita sempre. A me è toccato verso Montegallo. In quei km difficili mi sono accorto che, tra l'orologio e il tempo netto segnato dal ciclocomputer c'era una discrepanza di 17 minuti, scientificamente giustificabile in due modi: 1. senza accorgermene mi sono separato dall'orologio, ho viaggiato a velocità prossime alla luce, prima di recuperare l'orologio medesimo. 2. Il pit stop per cambiare la camera d'aria non è stato esattamente da F1.....
Comunque "su per Forca di Presta" (stavo di nuovo molto bene), finalmente ho recuperato l'ultimo sfilacciatissimo drappello, con la soddisfazione di vedermi stare molto meglio dei ciclisti che sorpassavo (a Caldarola avrò recuperato ca. 50 posizioni, di cui una ventina nell'ultimo km di salita). 
Mi sarei fermato volentieri a guardare il Passo, ma le giacche a vento dei signori del ristoro e un po' di adrenalina in eccesso mi hanno obbligato a partire subito. Ho fatto bene, ma questo l'avrei scoperto solo a Forca di Gualdo, quando mi sarei ritrovato con Lorenzo. Dopo Forca di Presta la Gran fondo dei Sibillini è psicologicamente finita, anche se mancano ancora 75 km. Per arrivare alla cima coppi a un ciclista medio servono ca. 3,5-4h; a ritornare a Caldarola chiunque ce la fa in due e mezzo. Da qui i ricordi si fanno più confusi: le auto parcheggiate per chilometri lungo la strada con i finestrini che riflettono il sole, il vigile in mezzo all'unico incrocio dell'altipiano più alto e desolato d'Europa che combatteva con un traffico pazzesco, il paese dei pastori congestionato come Shinjuku attraversato con il piede a terra. La Madonna della Cona, con la sua sagra anch'essa presa d'assalto dai turisti in cerca di un'inesistente fioritura di lenticchie. Lorenzo era lì. Si era fermato ad aspettarmi a Forca di Presta per troppo tempo e sulla discesa aveva fatto conoscenza con i crampi di lenticchie, che non sono per niente belli.
Siccome, crampi o no crampi, non ci si ritira a un'ora e mezzo da Caldarola siamo ripartiti per la discesa più bella delle Marche e a Visso eravamo in un gruppetto di cinque, con un signorina molto loquace che ci pregava di non staccarla in salita.
Il Valico delle Fornaci è l'ultima asperità della GF. Una salitella di 3 km che molti odiano, sulla quale io, invece, mi trovo sempre molto bene. L'abbiamo fatta al rallentatore, a occhio in più di quindici minuti. Mi sono anche preso una (lunga, dopo 5 ore di compressione) pausa-pipì, (mal)confidando nella pazienza dei colleghi. Invece mi aveva aspettato solo Lorenzo. Da lì ci siamo fatti 50 minuti di corsa: cambi regolari fino a Pieve Torina (dove abbiamo ripreso gli ultimi due che erano andati in fuga sulla discesa del Fornaci), poi cambi regolari, sempre in due, fino alla fine. Credo che nessuno, in effetti, avesse le gambe per aiutarci, ma quando ero lì maledivo la strada e soprattutto il vento ogni 500m; con tanto che la strada tende sempre a scendere, ricordo che non si riusciva a fare più di 33 km/h e, a volte, anche i 27 erano faticosi.
Il finale è stato tipico delle GF: un grande sprint al rallentatore sugli Champs-elysées di Caldarola per la +o-270° posizione. Uno sprint a cui, ovviamente, quelli che avevano tirato nell'ultima ora (cioè Lorenzo, io e il compagno di S.M. degli Angeli che ci ha pietosamente aiutato dai -10) si sono sdegnosamente rifiutati di partecipare, un po' per evitare il ridicolo e forse un po' anche per evitare di sentirsi beffati (nel caso improbabile di una sconfitta).
Dopo l'arrivo, nei 10 minuti che abbiamo passati seduti sul gradino a rifiatare, mi ha fatto piacere incontrare Luca Rubichini, che tante volte avevo incrociato sul Monte Conero, ovviamente pulito, mangiato e soddisfatto del suo sesto posto assoluto. Nel mio piccolo sono stato contento anch'io, nonostante il rallentamento nella seconda parte il Polar segnava un tempo netto di 6h 04' 05", ca. venti minuti meno della prova in solitaria fatta due anni fa. La classifica ufficiale, come sempre, è meglio non guardarla.



Bike route 1,087,268 - powered by www.bikemap.net









per Lorenzo,
i file delle foto le puoi acquistare direttamente sul sito www.fotocastagnoli.net, basta selezionare l'evento nel menu a tendina e inserire il numero di dorsale (1068 per me 1197 per te):  2 foto 12 euro, 3 foto 14 euro. 
Si vede chiaramente la mia faccia lievemente inc@$$@T@: eravamo stati avanti per 46 km, per 10 km avevamo aspettato chi andava più piano, poi abbiamo tirato per 36 km controvento.
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qualche calcolo. Il mio tempo netto è stato 6h 04' 05"
a cui andrebbero aggiunti 8-9 minuti di pause ai ristori. Un signor tempo tra quelli che hanno fatto la partenza alla francese. Tra Forca di Presta e Caldarola, le altre due volte che avevo fatto il percorso avevo impiegato ca. 10 minuti in meno, ci ha frenato il vento e il fatto che non abbiamo trovato nessuno per strada in grado di aiutarci. Insomma in condizioni normali quel 5h 45' non era poi così lontano. Almeno credo. Ieri al max potevamo fare un 6h lordo. Almeno io. La nostra posizione in classifica non sarebbe cambiata di molto; avremmo potuto rimontare una quarantina di posizioni. Il 200° ci ha messo 5h 39! per me sono ancora ciclisti di un altro pianeta.

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