L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

venerdì 24 ottobre 2014

Castelletta e Porcarella. Quadrilatero, quanto ancora abuserai della nostra pazienza?

Classico dei classici, per i pedalatori di Ancona e dintorni, il giro unisce le prime due salite vere della Vallesina.
La prima passa per Castelletta, la remota frazione di Fabriano costruita sul ciglio della Gola della Rossa. La seconda, arriva a Poggio San Romualdo, ma tutti la conoscono con il nome antico della frazione: Porcarella.
Salite simili, ma non gemelle (25° e 35° nella classifica di difficoltà, ammesso che questa abbia senso):


La Porcarella è più lunga  (9 vs, 7.5 km), più alta e più panoramica. Castelletta è irregolare e rognosa. Il giro io credo che l'abbiano provato tutti o quasi: si parte da Gorgovivo si sale a Castelletta, si scende fino alla Fonte del Papa e dopo 3km di pianura (gli unici), si arriva ad Albacina, alla base della Porcarella. Da lì dopo 15 spettacolari tornati si valica poco sotto i 1000m e ci si getta in una lunga discesa che riporta al punto di partenza. il tutto in poco meno di 40 km. Ma.....
....purtroppo, saranno 2-3 anni che i lavori di raddoppio della SS.76 hanno interrotto la strada in corrispondenza delle gallerie Valtreara e Sassi Rossi. I lavori della Società Quadrilatero sono fermi da un po'. Possibile che la strada sia ancora impraticabile?

Quanto ancora bisognerà allungare per Frasassi e Fabriano. Quando sarà di nuovo possibile fare l'uno-due?

Mosso da inestinguibile curiosità, in una bella giornata di sole, una delle tante di questo Ottobre 2014, mi decido a partire per l'alta Vallesina. Bici in spalla e si va, perché una cosa è certa, anzi due: 1) Per fare le due salite una dietro l'altra bisognerà violare un cantiere abbandonato, scavallare recinzioni e forse evitare voragini. 2) niente al mondo mi convincerà ad allungare la strada per Collegiglioni (il ricordo della crisi di maggio ancora fa male).

Ai piedi di Castelletta arriva il primo cambio di programma. Mi è passata la voglia di salita, preferisco la variante dei pigri, quella che segue la vecchia statale abbandonata. E' questa una strada dismessa meravigliosa, che corre poco sopra il fiume e segue le pareti sinuose della Gola. L'asfalto è pessimo, ma io passo lo stesso di lì, perché il panorama delle pareti rocciose a picco sul fiume è molto suggestivo. 

qui è meglio farsela a piedi
All'ingresso della strada una transenna si aggiunge ai soliti minacciosi divieti di transito: due cartelli ricordano che la strada serve la Cava Gola della Rossa, che dalle 12:00 alle 16:00 si fanno scoppiare mine e non è consentito passare  neanche ai pedoni. Il cartello non meritava troppa attenzione, la transenna nuova sì, perché la strada è effettivamente franata ed è mooolto meglio non passarci in macchina. Per le bici la parte di carreggiata superstite è più che sufficiente, quindi procedo, con sfacciata indifferenza fino al passaggio a livello all'uscita della Gola. questo sì che è un segnale da rispettare. Anche perché appena superata la Gola si entra nel Regno della Nebbie. E, con una visibilità del genere, passare sotto le barre di un passaggio a livello sarebbe veramente stupido.
Una volta passati di là la vecchia statale è di nuovo transitabile. Si attraversano o si sfiorano varie minuscole frazioni di Genga dagli evocativi nomi agricoli: Pontechiaradovo, Falcioni, Camponocecchio, Gattuccio, Valtreara., poi al confluente con la strada che discende da Castelletta, il Cantiere tanto atteso della Quadrilatero s.p.a..Mi accorgo che un paio d'anni fa era più facile scavallare.
Evidentemente allora c'era l'idea che il cantiere potesse venire aperto e chiuso. ad oggi, purtroppo, la doppia barriera di cemento e le ridondanti grate non fanno pensare a una prossima ripresa dei lavori.
Nessun in giro, quindi, facendo la massima attenzione a non fare male alla bici., scavalco e mi incammino, che il fondo fangoso del cantiere non è fatto per le mie ruote da salita.
Cammina cammina, sembra proprio che di qui non passi nessuno, ma il fango testimonia che non sono l'unico ciclista di passaggio: tracce fresche di MTB solcano la belletta in direzione dell'uscita. e della vecchia galleria.
inequivocabili segni di civiltà: tracce di MTB          
Il cancello all'uscita del cantiere è antipatico quanto l'altro, ma non può fermare chi è ostinato a far il male. Comunque per oggi basta infrazioni. Devo dire onestamente, che di farle così le due salite non vale la pena. Il gusto che si prova a violare il divieto di passaggio non risarcisce della scocciatura di attraversare tanto fango e di ripulire gli attacchi delle scarpette.

Una sosta alla Fonte del Papa a prendere l'acqua e poi non resta che superare Borgo Tufico e Albacina (ca. 1 km al 3,4%) e iniziare, finalmente a salire veramente. E qui passo la parola a Pelorandom, che per le descrizioni tecniche da un servizio insuperabile. sennò c'è il vecchio post di Salite delle Marche. Uno sguardo dall'alto al bel panorama sulla valle del Giano prima di aggredire il finale superare Poggio San Romualdo, gettarsi dall'altra parte e godersi la meritata discesa