L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

giovedì 30 ottobre 2014

Fosso di Rosora (Fosso del Granchio Nero)

Start: Macine-Borgo Loreto
Distance: 0,9 km 
Elev. Gain: 150 m
Avg Grade: 16 % 
Max Grade: 21%
Min Elev: 140 m
Max Elev: 290 m
Climb Category: GPM 3

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Fino a Rosora
Distance: 2,4 km
Elev. Gain: 219 m
Avg Grade: 9 % 
Min Elev: 140 m
Max Elev: 359 m


Questi sono gli incontri che si possono fare nella media Vallesina. Siamo sul lato sinistro del fiume, a 30 km dal mare, dove le colline iniziano a farsi alte, superando spesso i 350-400 m. Il fondovalle, invece è sempre laggiù, in basso, più o meno a quota 140.
Ero passato di qua, diciamo per caso, circa due anni fa e non mi ricordavo granché della salita. Allora mi era sembrata molto difficile, ma erano altri tempi, avevo un fisico acerbo da trentottenne, non la forma di questo quarantesimo autunno. Ricordo che mi ero ripromesso di non tornare su questa collina, ché 90 km sono troppi, ché non vale la pena di muoversi apposta per un muro come tanti altri della zona. Però mi spiaceva che non ci fosse il segmento su Strava, così ho deciso di inaugurarlo io. Non nego che sia stato un errore prendere la salita così alla leggera. Ciancio alle bande, cominciamo.
La deviazione verso il Fosso di Rosora si prende al centro di Macine, una delle frazioni di Castelplanio che sorge sull'ex SS76. Per non sbagliare basta seguire le indicazioni per il "Sentiero del granchio nero" e mantenersi sull'asfalto. Superate le ultime case la strada curva a destra e inizia a prendere quota. Probabilmente troverete in questo punto un vecchietto che vi guarderà con aria scettica. Non sarà il solo.
Il secondo vecchietto, che è spesso vestito da muratore, lo si incontra  alla fine della prima rampa, là dove il grafico della salita ritorna giallo. Io non volevo fermarmi a parlare come due anni fa così sono passato al piccolo trotto, e poi ho continuato di buon passo sull'erta successiva, convinto che lo strappo finisse lì vicino. Mi sbagliavo.....



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La vecchia grafica è più rozza,
ma dà molte più informazioni.
Il Fosso di Rosora è una di quelle salite che ingannano: sembrano sul punto di finire e invece continuano dietro la semicurva (qui ce ne sono cinque). Fanno così, perdonate la climax, il Puy de Dome, il San Vicino  e il Muro di Gallignano. Quando ho iniziato ad aggredire la salita e avevo ancora le forze intatte,  ero sì e no a metà dell'erta. Quando mi sono reso conto di avere fatto una bella stupidaggine ho stretto i denti, ma alla fine, per non zigzagare sono stato costretto a scalare i rapporti finché ne avevo.
Nel crudelissimo tratto finale mi facevano male le spalle, i bicipiti e gli avambracci, come stessi concludendo delle serie in palestra. "Merito del freddo" pensavo, ma era solo la pendenza. Ovviamente, quando sono arrivato in cima allo strappo ho smesso di pedalare e nell'ultimo chilometro e mezzo per arrivare a Rosora sono salito piano piano piano.
Il punto in cui la strada che risale dal Fosso si innesta sulla provinciale L'Hard Climb è finita

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Quando sono tornato a casa e ho controllato i dati del GPS ho avuto delle belle sorprese:  la prima è che il Fosso di Rosora è lungo ben 900 m e ha una pendenza media del 16%; è davvero una delle rampe più toste della zona. Soprattutto è la lunghezza che colpisce. Tra l'altro, una volta tornato sulla provinciale 40 ci sarebbero anche altre scorciatoie per arrivare a Rosora, che potrebbero prolungare le sofferenze.
La seconda sorpresa è che non solo non c'era il segmento su Strava, ma nessun utente del nostro social network è passato di qui, né prima né dopo di me. Al contrario sulla provinciale 40 si danno battaglia a centinaia.

Io, da parte mia, da oggi posso vantarmi di salire a Rosora nello stesso tempo dei professionisti. Qual è il mio segreto? Niente doti naturali, niente allenamenti, niente doping e niente motorino. Semplicemente passo per la scorciatoia. Sono sopravvissuto al Fosso di Rosora