L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

lunedì 23 febbraio 2015

E tre! Salta anche il San Vicino.



22 febbraio 2015
(c) 
Simone Montemezzo
Era nell'aria da un paio di settimane, ma a pensarci bene dovevamo aspettarcelo da subito. Bye Bye San Vicino
I nostri agganci appenninici confermano che ci sono 40 cm di neve sul Passo (e quasi un matro in vetta). Voglio proprio vedere se si passa sul Valico delle Arette il giorno dopo. O a Montelago.
E' stato bello immaginare il triangolo del GPM sui Prati a quota 1214. E' stato solo un sogno quello del versante di Matelica con l'asfalto liscio e perfetto, al posto dell'attuale grattugia spaccaruote. Come era successo per la tappa del Giro che passava per Pitino-Madonnella, il tappone della Tirreno che avrebbe dovuto fare Forca di Presta, Frontignano e Arette anche questa volta una tappa sulla carta da 8 viene declassata a tappa interlocutoria.
E' la terza volta in quattro anni


Sia chiaro, il vecchio tracciato non avrebbe fatto sfracelli: né Poggio San Romualdo né il San Vicino sono un Mortirolo, per di più piazzati a 100 e a 60 km dal traguardo non potevano dire molto. Può anche darsi che il raddoppiato Crispero del finale garantisca più battaglia. Però una cosa è certa: così non è più una tappa di montagna, ma solo un lungo trasferimento. Spero almeno che la salita di Crispiero abbia tratti abbastanza ripidi per movimentare la corsa, visto che quest'anno la Tirreno-Adriatico ha rinunciato alla classica tappa dei muri.


E siccome questo è un blog e, dunque, è un'opera personale, non devo guardarmi dall'offendere nessuno e dico la mia impressione: che l'intenzione era questa sin dall'inizio. Che non c'è mai stata volontà di portare il grande ciclismo tra le faggete del San Vicino. Che nessuno ha mai voluto rammendare la terribile discesa di Matelica. Che già era nell'intenzione tagliare il percorso, magari con la scusa della neve.

Tutti contenti a Castelraimondo, immagino, che può farsi bella davanti alla telecamere per ben due volte anziché una. (Naturalmente evitando il doppio passaggio per Crispiero si poteva fare mezzo San Vicino, almeno fino a Pian dell'Elmo, ma chi l'avrebbe mai voluto? Cui prodesset? Andatevi a sentire questa canzone e ditemi se non vi sembra azzeccata).
Forse sarà contento anche Luca Rube, detentore del notevole KOM della salita. Se hanno visto l'altimetria della tappa i pro non dovrebbero darsi troppo da fare su per Poggio San Romualdo e magari il record amatoriale resisterà.

Nei giorni scorsi leggevo di politici orgogliosi dell'affare. "Con solo 61.000 euro (la metà dei quali offerti dalla Comunità Montana) le tappe della T/A garantiscono una grande visibilità al territorio. Costano meno e sono più efficaci degli spot". Ma da quello che mi ricordo il passaggio delle grandi corse ciclistiche, oltre alla visibiltà (che parola odiosa!) televisiva ha sempre lasciato sul territorio asfalti nuovi e linee di mezzeria brillanti. Mi viene da chiedere a cosa siano serviti i 30.000 euro delle Comunità Montana del San Vicino se il Monte nemmeno lo si sfiora.
Il San Vicino insomma resterà ancora per un po' territorio da MTB. Grazie a Simone Montemezzo per le belle foto per il video

22 febbraio: difficile che i Pro passino di qui
(c) Simone Montemezzo


(c) Simone Montemezzo

E il Valico delle Arette? Sarà transitabile domenica? O sarà l'ennesima presa in giro?
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