L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

martedì 22 settembre 2015

Monte San Vicino, da Matelica - Braccano



Per il permesso di diffusione video si ringrazia Andrea Morico Photography. La musica di sottofondo non è quella scelta dall'autore. Per vedere la versione originale, intitolata "Country Chic", e altre opere contattatelo su Facebook.

 

  Start:  Matelica
  Distance: 12,9 km
  Elev. Gain: 864m
  Elev. Gain: 864m
  Avg Grade: 6.7%
  Avg Change: 14%
  Min Elev: 350 m
  Max Elev: 1214 m
  Climb Category: GPM 1


La salita inizia sotto gli archi di un vecchio ponte ferroviario, a destra della SP256 che attraversa Matelica. Si prende subito la sinistra al bivio e poi si tiene la destra, seguendo le indicazioni per Braccano, Monte San Vicino o Canfaito.
Fino alla località di Braccano la salita è tranquilla e l’asfalto rugoso, ma accettabile. Insomma fin qui non ci si può lamentare. Arrivati a Braccano iniziano i tratti di strada recentemente asfaltati; il manto è perfetto e ci accompagnerà per buona parte dell’ascesa.
Dopo Braccano la seconda parte della salita presenta pendenze dure e brevissimi tratti che lasciano respirare. Fortunatamente buona parte della sede stradale è in ombra e sulla sinistra si può già godere del panorama su Matelica e sulla vallata fabrianese.
Quando, dietro una curva, si scorge per la prima volta la croce in cima al San Vicino si tende a pensare che la scalata sia cosa fatta… Invece iniziano ora pendenze arcigne senza tregua, con il sole che picchia e l’asfalto originario, pieno di buche e ghiaia. Questo pianoro dove la strada cambia aspetto si chiama Aia Macciana (pron.: Aja Mascjhana o qualcosa del genere, "via"). E' un punto panoramico, ornato da una croce, da cui partono alcuni sentieri per gli amanti del trekking che conducono a due particolari elementi geologici: il Sasso Forato e la Bocca de Pecu (http://www.trekkingmontiazzurri.com/index.php/monte-san-vicinocanfaito.html?start=2).

Noi continuiamo a salire e da qui fino all’ultimo chilometro sarà una sfida continua contro la gravità.
Proprio sotto il Monte La Forcella arriva l’incrocio con la stradina proveniente da Elcito (da non imboccare!): le pendenze si fanno più leggere, inferiori all’8% e il senso di appagamento prende il posto della fatica. Le descrizioni della salita apparse in occasione della tappa della Tirreno Adriatico 2016 parlano di falsopiano finale; attenzione: abbiamo detto meno dell'8% non falsopiano. Il falsopiano c'è, ma salendo dall'altra parte ai Prati di San Vicino. Noi invece siamo ancora ai Sassi Grigi e con tutta evidenza la salita non è finita. All’altezza dei Prati delle Serre, finalmente la pendenza scende al 4%; abbiamo superato quota 1200, 300m e siamo al valico.’L'ultima difficoltà rimasta è quella di evitare le “torte” lasciate in terra dalle mucche al pascolo.  Al di sopra della nostra testa soltanto la vetta del San Vicino (1480m slm), accessibile a piedi.

Importante nota per la discesa nel versante opposto: la strada per Pian dell’Elmo inizia regolare ma poi è costellata di buche e ghiaia. Massima attenzione e mani sui freni, in particolare quando ci si addentra nel boschetto dove la luce cala e si devono togliere gli occhialini da sole.

Giorgio Di Blasio




Questo è un breve video della Salita del San Vicino da Matelica/Braccano girato in occasione della ricognizione della 5° tappa della Tirreno Adriatico 2016 Foligno-Monte San Vicino dai ragazzi del Gruppo Ciclistico Matelica