L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

lunedì 21 novembre 2016

da albumciclismo: Mura, fossi, campanili, panoramiche e poggi

(c) Alessandro Federico Pollenza - Ricordo della Tirreno Adriatico 2016
da albumciclismo: Mura, fossi, campanili, panoramiche e poggi, uno dei post più belli degli ultimi anni, da un blog di cui "Salite delle Marche" è spesso debitore: 
La provincia di Macerata è forse la più bella d'Italia. Laggiù verso est c'è il mare Adriatico [...]. Verso occidente ci sono i monti tra i più alti degli Appennini, con le loro vette innevate per buona parte dell'anno. Tra quei monti vi sono sparsi monasteri, eremi ed abbazie. Ci sono i laghi, e fiumi ed i torrenti. E poi, tra mare e monti vi è una terra ricca, che l'uomo deve aver amato e popolato sin dall'inizio dei tempi. [...]
Su quella terra ricca l'uomo ha costruito le sue dimore, paesi che per noi appassionati di ciclismo sono diventati famosi per le loro salite arcigne. Montelupone sta lì, non distante c'è Montegranaro, Ortezzano si trova un po' più a sud, verso Fermo, e nel raggio di pochi chilometri ci sono tutte quelle salite che fanno invidia al Giro delle Fiandre [...].
E' tra queste colline, tra le mura antiche dei paesi di queste terre, che i terremoti degli ultimi mesi stanno lavorando duro sulla pelle delle persone. Se la distruzione è arrivata subito e senza appello in Appennino, lì sulle colline è la paura a distruggere lentamente le gente. Ora quelle mura solide sembrano diventate trappole, i torrioni ed i campanili sinuosi sembrano diventati bombe pronte a cadere sulle case circostanti.
Storie già viste e vissute nei tempi dei tempi, per il lento migrare di questa nostra terra verso i Balcani. Storie antiche come l'uomo, che non è comunque in grado di fare il callo a questi eventi. Adesso è silenzio, alla vigilia di un inverno già difficile ma un giorno tornerà il grano, torneranno anche le corse a lambire quelle mura e torneranno le campane.
Vi invito a leggere integralmente il post di Alessandro su Albumciclismo, che poi è un invito a leggere post di Chiara sul blog I Love Marche che suggerisce un metodo eccellente per aiutare queste terre a continuare ed a ricominciare.