L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

mercoledì 14 giugno 2017

Guazzatore e Scatto di Argentin


Start: Osimo via don Sturzo
Distance: 1000 + 300m
Elev. Gain: 69 + 20m
Avg Grade: 7%
Avg Change: 18%
Min Elev: 162 m
Max Elev: 252 m (232 al Guazzatore)
Climb Category: GPM 3

Fino a quando resisterà il mio kom non lo so. L'ho difeso con le unghie e con i denti contro il capitano (Lorenzo della Freccia Vallone-Salite delle Marche, che si è convinto da solo a togliere il suo 2:25 da strava), ma prima o poi qualcuno passerà in meno di 2'20" e allora non ci sarà niente da fare. Per quel momento ho già la risposta pronta: "Tanto il vero kom lo tiene Ugrumov, Giro d'Italia 1994" 
Il russo della Gewiss Ballan scattò all'inizio di via del Guazzatore e percorse quel chilometro di salita alla velocità di un treno in 2'05". Era il era 23 maggio, seconda tappa Bologna-Osimo. Lo scatto del campione russo non era che un assist per il capitano Argentin; arrivato in cima al Guazzatore, Ugrumov scoppiò è Argentin partì, come era solito fare lui, sull'ultimo ripido tratto in pavé dopo i Tre Archi. Tappa e maglia per il grande Moreno e ultima vittoria in carriera. 
Un arrivo sempre spettacolare quello di Osimo che ha visto trionfare anche Charly Mottet su Tony Rominger e, giusto ieri, al Giro d'Italia U23, il ruandese Joseph Areruya il primo ciclista di un paese dell'Africa profonda a vincere una gara UCI in Europa.
Ho abitato per anni ai piedi del Guazzatore (per questo all'arrivo di Strava mi sono affrettato ad accaparrarmi il primo kom). E' una strada larga che rappresenta la principale via d'accesso al centro storico di Osimo per chi proviene da Ancona. Misura esattamente un chilometro e copre un dislivello di 70m, Se per i professionisti non è che un tuffo, un'apnea di poco più di due minuti, per gli amatori può essere fin troppo lungo, specialmente quando arriva alla fine di un giro impegnativo. 

2017 vs 1994
Si divide in tre segmenti: il primo di 300m al 10%, quello centrale di 450 5-4%, quello finale di ca. 250m all'8-9%. Corto, ma bastardo, non è facile dosare le forze e riuscire a terminarlo forte, proprio come è successo a Ugrumov.
Allego l'articolo del Corriere della Sera  con la cronaca della tappa. il video purtroppo non si trova più da anni. In calce, invece potrete trovare i due segmenti strava, quello del Guazzatore e quello dello Scatto di Argentin


Da Il Corriere della Sera, Giro d'Italia 1994 2° Tappa Bologna.Osimo, articolo di  Gianfranco Josti


Ecco le mura romane di Osimo. Sono lì, a una manciata di chilometri. Si intravedono i profili dei campanili. In basso c'è Porta Vaccaro, dove un tempo passavano le mandrie. Il cielo è bigio, i lampi di sole non allontanano il sospetto di un acquazzone. I motociclisti aprono la strada a un atleta biondo, occhi azzurri, lunghe gambe. "E un tedesco" sentenzia qualcuno dal ciglio. E invece no, è Coppolillo Michele, 27 anni, calabrese con un fisico da cavaliere normanno. Dai Michele che ce la fai. Sei solo, la gente ti incita anche se qualcuno fa confusione e ti grida "aufwiedersehen". Può essere finalmente la tua giornata: un primo e un secondo posto nei Gran Premi della montagna e ora c'è il traguardo, quello vero, quello che dà la gloria. Ma le gambe all'improvviso si piantano, il gruppo incombe e passa, il sogno sfuma. Così Osimo non trova un nuovo campione ma di sicuro consacra un personaggio: Michele Coppolillo, intrepido Don Chisciotte della bici italiana. Troppo facile tenere a un campione, ma lui, onesto lavoratore del pedale, ha una dote che lo fa comunque piacere: il coraggio. In più, sfortunato e perdente, può benissimo essere amato da quelli che già alle scuole medie tenevano per Ettore. Come non ricordare la sua più recente fuga, durata 140 chilometri, alla Vuelta, dove fu beccato in extremis e poi superato da Calcaterra? O, ancora, la rocambolesca piazza d'onore al Giro di Sicilia? E che cosa dire del fantozziano incidente dell' anno scorso? Eravamo vicino a Fabriano e mentre sferrava un attacco aveva perso, senza accorgersi, il sellino: il successivo contatto fu doloroso e umiliante. Lo rinfrancarono gli applausi. Sprinter, passista o scalatore? Che senso ha? Lui va all'attacco e poi si vede. "L' importante, racconta, è metterci il cuore, e lì sono quasi imbattibile". E poi giovane di sicuro sentimento. Ieri, poco dopo Bologna, ha fatto un allungo e si è fermato al bar di Dozza per prendere un caffè con gli amici. Lui abita poco lontano e li' ha salutato i genitori di Barbara, la sua ragazza. "Mi piace vivere alla giornata, guardare alla vita come a un' avventura e viaggiare". Giù' dalla bicicletta per ora non riesce ancora a inquadrarsi. Però , una volta appeso l' amato strumento al chiodo, si vorrebbe cimentare nel commercio: "In fondo anche li' c' e' un margine di rischio, l' importante e' evitare le pantofole e da re sempre tutto". La gente di Osimo l' ha capito e gli ha riservato un' accoglienza affettuosa. A lui, educato dal padre all'amore per il ciclismo, nel nome di Coppi, questa bella cittadina ha riservato la strana emozione d'un paio di "Abbasso Coppi" (scritti a gesso), di problematica interpretazione. Mistero presto svelato. Fino a venerdì scorso, a pochi metri da dove una ventina d'anni fa fu firmato il discusso trattato (ratifica dello status quo triestino istriano), sono state girate alcune delle scene clou di "Il grande Fausto", film sulla vita del campionissimo, con Sergio Castellitto e Ornella Muti: quelle in cui Coppi torna a casa dopo una gara e annuncia la decisione di andare a vivere con la Dama Bianca. Quelle scritte, nell'Italia bigotta degli anni ' 50, ci furono davvero e oggi, in qualche modo, si sono inserite in questa seconda tappa del Giro. Fra stelle del cinema e del pedale, Osimo ha comunque fatto festa, ripercorrendo l' esperienza del primo passaggio della Carovana, nell'87.
In una regione che ha tradizioni opposte, questa città vanta un curioso record: essere amministrata ininterrottamente dal 1952 (i tempi quindi di Coppi) da un monocolore democristiano. Raimondo Orsetti, 36 anni, l' attuale sindaco, e' già al suo terzo mandato e non e' tentato di cambiare itinerario. Tantomeno di buttarsi sul bus vincente. Mentre sfrecciano i corridori, dal podio lancia, piu' che altro a se stesso, la promessa di restare democristiano. Non gli piacciono i rampanti ("Sono figlio di contadini") e il Giro gli accende una divorante nostalgia di valori antichi.

ORDINE D' ARRIVO E CLASSIFICA - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - 
ARRIVO (seconda tappa, Bologna Osimo): 1. Argentin (Gewiss Ballan) che percorre i 232 km in 6.13' 31" (media 37,267), abb. 12"; 2. Ferrigato a 6", abb. 8"; 3. Rebellin a 8", abb. 4"; 4. Casagrande a 12"; 5. Richard (Svi); 6. Furlan; 7. Della Santa; 8. Berzin (Rus); 9. Bugno; 10. Pantani; 14. De Las Cuevas (Fr) a 21"; 16. Indurain (Sp); 19. Chiappucci a 24"; 152. Lombardi a 7' 44". 

CLASSIFICA: 1. Argentin in 8.21' 49"; 2. Berzin a 9"; 3. De Las Cuevas a 16"; 4. Casagrande a 19"; 5. Indurain e Bugno a 21"; 7. Ferrigato a 32"; 8. Richard a 40"; 9. Belli e Della Santa a 42"; 13. Chiappucci a 47"; 152. Poli a 12' 54".