L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

giovedì 8 aprile 2010

Ancona-Ancona

Fu la migliore cronometro del miglior Pantani, anche perché nella prima metà il percorso era in salita (il Pirata fu primo all'intertempo). Io mi ero seduto sopra un paracarro, in discesa, poco dopo il GPM, in corrispondenza di un ripidissimo tornate. Mi ero goduto le ultime ricognizioni e tutti i duecento corridori. Pantani in rosa e Cipollini tutto zebrato furono impressionanti in quel passaggio. Fu una grande domenica.
Per collocare nel tempo la tappa vi ricordo che tra una moto e l'altra passavano ossessivamente delle smart tutte dipinte di verde con il logo omnitel. Era una macchinetta rara, quella volta, la Smart, tanto che ad ogni passaggio si diceva "di fuorila macchina fa schifo, però gli interni sono fantastici" (per interni si intendevano le modelle brune, sosia di Megan Gale, sedute sul sedile passeggeri)
La tappa fu di Laurent Jalabert, che completò il percorso alla media (impressionante) di 47.291 km/h e, per 2 centesimi di secondo, sfilò la maglia rosa a Pantani, terzo all'arrivo con 55'' di ritardo.
Era un percorso difficile da interpretare, con saliscendi e curve e con i pochi rettilinei dove fare velocità tutti nel finale; un percorso tipicamente marchigiano poco adatto ai cronoman puri come Honchar, i quali non riuscirono a esprimersi al massimo. Non vinse un pellegrino qualsiasi. Pochi lo ricordano, ma due anni prima, a San Sebastian, su un tracciato analogo, il Francese aveva  conquistato la maglia iridata dei cronomen

Il "pirata", in rosa dopo la vittoria del giorno prima sul Gran Sasso era partito fortissimo, tanto che, al GPM, dopo 15,9 km aveva solo un secondo di ritardo da Jalabert (19'48" contro 19'49") e 25" su Zuelle.
Secondo arrivò Serhij Hončar (che, allora, chiamavamo tutti Gontchar); si era presentato sul palco appena 35" secondi prima del via, tanto da non riuscire a firmare il foglio della partenza; si beccò da Jalabert 25", tutti nella discesa dopo il GPM.
 
Ordine d'arrivo
  1) Laurent Jalabert (Fra-Once) 40'36" (Media: 47,291)
  2) Serguei Gontchar (Ucr)   a 25"
  3) Marco Pantani (Ita)            55"
  4) Oscar Camenzind (Svi)       57"
  7) Alex Zuelle (Svi)                1'15" 
  8) Ivan Gotti (Ita)                  1'23"
 12) Marzio Bruseghin (Ita)        2'07"
 13) Paolo Savoldelli (Ita)         2'08"
 25) Danilo Di Luca (Ita)           2'27"
 37) Jose Maria Jimenez (Spa   2'56"


La salita affrontata nella cronometro Ancona-Ancona al giro 1999 è quella del Monte Baldino a cui si aggiunge una parte del Monte Zoia fino al paese del Poggio.  La salita, in uscita dalla città, segue via Thaon di Revel e via S. Margherita ed è impegnativa fino a Pietralacroce (quota 190), poi si scende di quota per ca. un km fino a quota 150 per  risalire ancora con pendenze regolari fino al bivio per Montacuto-Portonovo. Dopo un paio di km all'ingiù alla rotatoria (130m) di Portonovo la strada ritorna a salire. Il punto più alto a 251m sulla Gradina sopra Camerano, punto prediletto per il birdwatching.