L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

giovedì 20 gennaio 2011

Totale del Monte Conero














Lunghezza:     4.8 km
Pendenza:     10.75 %
Difficoltà:      122.21
Partenza:     25 m
Arrivo:      550 m
Dislivello:     525 m

[clicca qui se cerchi la salita classica: Cronoscalata del Monte Conero].
Dalla spiaggia di S. Michele alla Vetta: 4.8 km di salita, oltre 500 m di dislivello e un tratto iniziale nel bosco, ripidissimo (vedi 39x27.com).
Un aneddoto che dà un'idea su cosa significa 25%: l'ultima volta che ho fatto questa salita era all'inizio della primavera. Il giorno prima aveva piovuto e l'asfalto era umido. Durante la discesa, 50 m prima della prima curva a sx, quella posta alla fine del tratto più ripido, i freni mi bloccano tutte e due le ruote. "cacchiocadonelbosco-cadonelbosco-cadonelbosco!" Ritrovo l'aderenza proprio sul ciglio del fosso e rimango in piedi. Non faccio in tempo a pensare, in anconetano stretto, "oh è andata grassa, col cavolo che do 'naltra pedala..." che le ruote erano un'altra volta bloccate. La seconda curva era dopo 40m, ma erano bastati per acquisire la velocità sufficiente ad ammazzarsi. Non ricordo se mi sono fermato con un piede su un albero o su un paracarro.
Di seguito inserisco il video della salita (Purtroppo Streetwiew non ha mappato né la parte iniziale, quella più dura, né quella finale verso la base militare, quindi il file inizia a Poggio Saletto, dunque nel tratto in contropendenza, e termina a Caraffa d'Andria, presso il parcheggio del monastero) e le pagine di Strava corrispondenti al totale della salita e al micidiale tratto che porta dal parcheggio della Spiaggia di S. Michele a Poggio Saletto.