L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

martedì 8 novembre 2011

Cippo di Carpegna

...è sul Carpegna che ho preparato tante mie vittorie.
Non ho bisogno, prima di un Giro o di un Tour, di provare a una a una tutte le grandi salite. Una sola volta, se ricordo bene, sono andato a dare  un'occhiata in anticipo al Mortirolo e al Montecampione.  Ma in macchina. E non mi è servito neanche molto. Il Carpegna mi basta.
Da Coppi in poi e' una salita che ha fatto la storia del ciclismo e ogni tanto anche il Giro c'è passato. Io non le conto più le volte che l'ho fatta, allenandomi. Direte che sono un tradizionalista.
Forse sì. Sempre ad allenarmi sulle stesse strade di casa. Sempre a spingere gli stessi rapporti, gli stessi che uso in corsa. Sempre in giro senza borraccia, perché mi bastano quelle quattro fontane che so io dove sono. Una proprio a Carpegna.
Marco Pantani





6.1 km            
distanza
10%   
pendenza media
741 m  
altitudine minima
1 351 m     
altitudine minima         
610m 
dislivello


La più settentrionale delle montagne marchigiane è una salita che non dovrebbe mancare nel curriculum di uno scalatore. 
Io sono partito, come consiglia il cartello indicativo del circuito “Un altro Giro sul Carpegna”, dalla Salita di San Leo, un tratto di 500m con pendenza medie attorno all’11%. Più che “il degno antipasto della salita” è proprio l’inizio della salita, visto che fino all’incrocio con via Cippo non c’è un metro sotto il 10%. Se non si conosce la strada, è facile affrontare questo tratto con troppo entusiasmo, come è successo a me. Con l’immissione in via Cippo, non cambiano le pendenze, ma cambia il paesaggio: la strada sale stretta nel bosco ed è punteggiata dai ricordi del Pirata e delle imprese di Eddy Merckx ai Giri del 73  e del’74: scritte sull'asfalto da poco rifatto, gigantografie delle pagine della Gazzetta, installazioni sui muretti...
Fino al Cippo (quota 1020m), la salita non dà tregua, gli unici punti in cui la pendenza cala sono i rari tornanti. Qui, su un’effimera spianata, sorgono, il cippo monumentale con l’area pic-nic, il rifugio della Forestale, un campeggio, una fontanella e il monumento a Marco Pantani.
Alla fine del pianoro, superata la sbarra, inizia il terzo settore della salita, che il cartello battezza “Fuga di Merckx”. Come scrive Pelorandom: “Mancano ancora 360m di dislivello, quindi il meno e' fatto.”  Si riparte ancora con pendenze che si aggirano attorno al 10%. È il tratto più suggestivo della mia salita. La strada completamente coperta di foglie gialle e rosse, quasi non si distingueva dal bosco. Il quarto settore è chiamato “Ascesa al Cielo”. Tra quota 1200 e 1300 il tratto più difficile, con pendenze tra il 14 ed il 16% e un fondo umido a causa delle foglie  (qui ancora gialle e verdi, a causa dell’inversione termica che fa la cima più calda delle pendici) che faceva slittare la ruota dietro.
Come sempre mi accade quando affronto un salita per la prima volta, strada mi sembrava non finire mai, ma dopo due tornanti imprevisti, al bivio con una sterrata sulla destra, la fatica è finita. Ancora poche centinaia di metri in leggerissima ascesa ed ecco il valico del Carpegna, sul quale troneggia la gigantografia di Pantani e la scritta: Questo è il cielo del Pirata”
Dal valico sembra di poter toccare il Sasso Simone e il Simoncello, con la loro vastissima faggeta. Più  a sinistra, in lontananza, invece, si riconoscono il Monte Nerone, il Catria e la gobba del Monte Petrano.
Purtroppo non c'è modo di mostrare la salita in una direction map, per ché le mappe di Google (giustamente) considerano percorribile solo il tratto di strada tra Carpegna e la sbarra chiusa all'altezza del Cippo




Per non sbagliare strada: Cippo di Carpegna.gpx  e Cippo di carpegna kml. Per confrontarsi con i migliori, il segmento di Strava. Ci sono i tempi di diversi pro. Purtroppo non c'è quello di Pantani. In compenso anche i girini del 1973 andavano su forte; date un'occhiata al video di youtube