L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

giovedì 14 marzo 2013

Costa dei cocciari

Lunghezza: 0.360 km
Dislivello: 78 m
Pendenza: 22.11 %
Difficoltà: 158.8
Partenza: 170 m
Arrivo: 248 m
Qualcuno alla fine della tappa ha scritto che "questo non è ciclismo", ma per noi ciclisti locali il Ciclismo è innanzitutto questo e siamo un po’ orgogliosi e un po’ divertiti dalle polemiche.  Quando eravamo bambini, andavamo spesso su e giù per coste come questa:  in inverno scivolavamo sul ghiaccio con i sacchetti della spesa, ma appena appena arrivava la stagione tiepida ci affrontavamo in salita per vedere chi arrivava più in alto (con le BMX era fuori discussione arrivare in cima). Se potevamo ci precipitavamo dalla collina vicina per avere un po’ di slancio. 
Da questi giochi ho imparato che prima ancora dei rapporti giusti è importante partire piano. La foga e le grandi rincorse non servono, bisogna dosare le forze altrimenti la salita ti respinge. In dieci metri si può rimanere, irrimediabilmente, senza forze. La fine della salita, tra l’altro, se può, cerca di spostarsi  verso monte, quindi non bisogna mai pensare “è finita” prima che la bici vada da sola in discesa. 

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Risalendo da Casette d'Ete e dall'Autostrada, dopo un paio di km di salita dolce si vede sulla sx una strada con un cartello che indica la pendenza del 30%. La Costa dei Cocciari inizia lì e finisce,  dopo soli 350 m, nei pressi di un monumento ai caduti, dove confluisce nuovamente sulla SP27. E' una strada secondaria, ma piuttosto conosciuta, perché consente di tagliare 2 km buoni di Provinciale e l'attraversamento del centro.
Salita breve ma dalle pendenze micidiali (28% nel finale), conosciuta alla Tirreno-Adriatico 2013, Dura, ma è davvero corta, tanto che l'unica volta che sono arrivato fino a Sant'Elpidio a Mare per provarla, l'ho fatta due volte di fila. Insomma, in realtà c'è di peggio come durezza complessiva (Pitino, Porta d'Osimo, Montelupone, la Gattara), ma anche come pendenze (Offagna, forse Poggio Saletto), ma è un tratto di Marche suggestivo, ancora di più dal 2013 dopo averci visto in difficoltà nientemeno che Chris Froome. Era l'anno buono di Horner e di Santambrogio; in fuga,  un Dumoulin ancora in carne fu il primo ad affrontare la rampa di Cocciari. Il video della tappa è fantastico: guardate cosa fanno Sagan e Nibali (che quell'anno avrebbe vinto il Giro d'Italia) e, al minuto 10, cosa fa Purito Rodriguez, con infinita forza e solita pessima scelta di tempo.
Era stata una giornata di freddo e pioggia e i stessi professionisti avevano avuto il loro bel daffare su questa costa, perché, a causa del fondo umido, erano stati costretti ad affrontarla seduti sul sellino. I tifosi che hanno affrontato la tappa davanti alla tv, invece, si sono divertiti.
Fu Contador, il più in difficoltà di tutti in quelle condizioni, che dichiarò a caldo che quello non era ciclismo e che non avrebbe più corso la T/A (l'anno successivo, invece, c'era  eccome e avrebbe vinto la corsa alla grande.)
Tutta un'altra cosa rispetto al 2013 è stato affrontare la salita con il sole. Ci siamo tornati il 2 luglio 2017, due giorni prima del passaggio del GiroRosa che in cima alla Costa dei Cocciari ha posto il traguardo della 5° tappa, addirittura una cronometro!


Tirreno Adriatico 11 marzo 2013:
Porto Sant'Elpidio > Porto Sant'Elpidio – 209 km
Telecronaca dalla Costa dei Cocciari al traguardo 
sotto foto di gente contenta (c) Simone Montemezzo










Giro Rosa 2017 Stage #5 04/07/2017 Sant'Elpidio a Mare - Sant'Elpidio a Mare 


12.7 km sui quali la bici da crono sarebbe dovuta servire a poco. Invece stravince la campionessa olandese Annemiek VAN VLEUTEN (ORS ORICA SCOTT) in 25'29 alla media Media 29,973 Km/h vedi Ordine d'arrivo, l'unica che ha usato la bici da cronometro (e sì che  sulla Costa dei Cocciari si è beccata ca. 40" dalla 15° Lucinda Brand, che forse si consolerà con il QOM).
Mi sarebbe piaciuto vederle dal vivo, ma purtroppo lavoro anch'io ogni tanto. Di necessità virtù: il video a destra è stato preso da facebook, non sono riuscito a scovarne l'autore. Le immagini sottostanti, invece, sono state incorporate dall'archivio Getty. Un confronto con quelle sopra, per qualità della foto e dei soggetti, è impietoso.



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