L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

martedì 30 dicembre 2014

Media collina tra Tolentino e Treia

Nell'ultima uscita dell'anno ci siamo spinti in  una zona collinare piuttosto remota e isolata. Un centinaio di km, evitando le salite più ripide, da fare in un clima freddino, che è comunque quanto di meglio ci poteva toccare in questo finale del 2014.
Il giro è stato molto interessante dal punto di vista paesaggistico. La giornata serena ci ha fatto godere un panorama sull'Appennino imbiancato che le foto possono solo far intuire.
Molto belli sono le città di Tolentino e Pollenza, i borghi "più belli d'Italia" di Montecassiano e Treia, le torri sparse qua e là, ma erano cose note.
Di tutto il percorso il tratto che mi è sembrato più bello è stato quello tra Tolentino e Rambona, salendo verso la Parrocchia S Giuseppe. Dalla chiesa, che di per sé non vale niente, si aprono due belvederi splendidi sulle colline. Quello verso sud comprende il ponte a due ordini di arcate della ferrovia Civitanova-Albacina ed è chiuso dalla quinta appenninica che va dal Gran Sasso ai Monti Sibillini. Il belvedere nord dà uno sguardo raro sulla bizzarra collina di Pitino con la riconoscibilissima sagoma del Monte San Vicino, anch'esso imbiancato.
Tutta la strada di cresta che da San Giuseppe scende verso il Bivio Cantagallo è splendida, soprattutto in questi giorni, quando iniziano a spuntare i cereali e le colline hanno in colore verde brillante.
La chiesa di Rambona invece vista da sud-ovest è un po' deludente. Piccola e nascosta dagli alberi sembra sulle prime un fienile. Bisogna entrare nella cripta (non con la bici) o girare attorno alle absidi per coglierne la bellezza.
Sul mio cellulare c'è qualche foto, ma su Panoramio ce ne sono di migliori e le linko


Treia e i Sibillini



San Giuseppe (Tolentino) - Belvedere Sud



Panoramio photos 47901622 by F.Fausta




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