L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

giovedì 12 marzo 2015

Crispiero


Su questo salita si conclude la ex-tappa del San Vicino della Tirreno Adriatico 2015. Non la conoscevo, anche perché dalla provinciale della Val Potenza non se ne vede l'imbocco. Conoscevo, invece, le non facili salite dell'altro versante della valle, quelle che vanno a S. Maria delle Macchie e Gagliole. Siamo ormai nel cuore degli Appennini, a metà tra la piega centrale Umbro-Marchigiana e la piega orientale del San Vicino. Qui le colline sono alte e spuntano di parecchio dal fondovalle. Su una di queste a 600m di quota, è stato costruito il bel castello di Crispiero.

1. Rampa della cava 13% (c) Alessandro Federico
E' una zona piena di fortificazioni. Il piccolo Ducato di Camerino, per proteggere la propria indipendenza si era dotato di un'efficiente cintura di fortificazioni: l'"Intagliata", una barriera lunga dodici chilometri di torri, fossi e sbarramenti con grossi tronchi tagliati per cui la linea prese il nome di "Intagliata".
A Crispiero, che oggi fa parte del Comune di Castelraimondo, ce ne erano due: il castello e la torre.
2. secondo gradino (c) Alessandro Federico
La salita parte dal cementificio in valle, lambisce la torre e finisce all'altezza del castello. Non è il Muro di Montelupone, tuttavia, dopo 200 chilometri di mangiaebevi è abbastanza dura per fare selezione. Uno scattista farà il vuoto e nessuno potrà riprenderlo nei successivi 5 km di discesa.
Il primo dei 4 km è praticamente piatto, si passa attraverso il brutto ma affascinante  cementificio e si procede su una stradaccia tutta buche (che immagino oggi sarà stata sistemata) che segue il perimetro di una cava. Dopo un curvone a sinistra la strada prende coraggio e inizia a salire seriamente. L'asfalto è in buone condizioni ed ecco che inizia un drittone di 5-600m al 13% (foto 1) che segue il margine della cava. Potrebbe esser il punto giusto per un attacco.
3. secondo gradino (c) Alessandro Federico
Alla fine della rampa una curva a dx dominata dall'alto dalla torre di guardia allontana la strada
dalla cava e ci indirizza verso Crispiero. 
E' a questo punto che iniziano i gradini (foto2-3). Mi sembra che le rampe al 10% siano tre, alternate a tratti più pedalabili. 
Quasi non ci si accorge di salire, ma si prende quota piuttosto rapidamente, tanto che in breve si supera l'altezza della torre di guardia (foto 4). 
4. terzo gradino (c) Alessandro Federico
L'ultima rampa, come accade quasi sempre è la più dura (si tocca il 15%) e ha un'appendice al 9% che si palesa all'improvviso dietro una doppia curva.
Siamo però troppo vicini allo scollinamento, potrebbe essere troppo tardi per anticipare la volata.
In conclusione il taglio del San Vicino deprecabilissimo, sposterà l'attenzione dei grandi del gruppo su questa salita. (A meno che non arrivi una fuga da 200 km, ma il percorso è molto faticoso, è improbabile che succeda).
5. il GPM (c) Alessandro Federico
Il fatto di farla due volte non credo garantisca più spettacolo. Su questi profili a gradoni capita spesso che i professionisti sbaglino le misure dell'attacco e che si ritrovino senza gambe troppo presto. Il primo passaggio per Crispiero servirà come ricognizione, ma non è detto che qualcuno non sarà ingannato da qualche gradino traditore. Il dubbio è se la salita sarà abbastanza impegnativa per fare selezione tra i capitani. Le pendenze non sono tali da garantire un arrivo per distacco.


Ed è un peccato.
Grazie ad Alessandro perle foto. Magnifiche.
Queste e le altre della ricognizione le potrete trovare da venerdì 13 su:






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Torre di Crispiero (c) Sauro Bellabarba
Panoramio.com photo105401509