L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

domenica 3 maggio 2015

Pizzo di Meta (Sassotetto)

Lunghezza: 12.6 km
Pendenza: 8 %
Difficoltà: 107.4
Partenza: 496 m
Arrivo: 1455 m
Dislivello: 959 m

se si continua fino al Pizzo di Meta,
lunghezza: 13.9 km, pendenza: 7.3 %
difficoltà: 110 dislivello: 1028 m

E' una salita che ho detestato. rileggendo il mio diario su 39x27.com capisco anche perché. Ad oggi devo essere salito per Sassotetto otto volte e in sei occasioni sono saltato sulle sue pendenze. E oggi, dopo due scalate positive, ho ricominciato a soffrire, Per questo ho scritto sempre poco di questo versante, che pure è, probabilmente, la salita ciclistica più conosciuta della regione

A salire di qui ci vuole più o meno un ora. Anche meno, ma bisognerebbe essere dei buoni cicloamatori. La salita è lunga (12,3 km), impegnativa (8-9%) e, nella parte centrale, soprattutto tra i chilometri 6 e 7, decisamente ripida (10%). Dopo le gallerie la cosa si fa più pedalabile e il panorama davvero potente, ma attenzione la salita non è finita. Dopo Fonte Lardina (l'incrocio Maddalena-Sassotetto) ci sono ancora  tre tornanti e un brutto drittone. Circa 10 minuti di ascesa. Molto dipende dal vento.

Salire quassù infatti è sempre un rischio, A meno che non sia piena estate. Sono salito per esempio il il 6 aprile 2014. Dire che le condizioni non erano ideali è un eufemismo: neve poca, ma nebbia quanta non ne avevo mai vista... Sul Pizzo ci saranno stati sì e no 10 metri di visibilità. (Una chiosa dal mio diario: "Il freddo lo reggo bene, per questo non ho avuto problemi. Problemi ne li hanno avuti i miei freni che proprio non volevano saperne di fare il loro dovere)
La foto di rito sul valico di S. Maria Maddalena di solito ha un bello sfondo di prati forre e guglie, ma quella volta l'unico punto di riferimento visibile era il cartello stradale. Ci veniva da ridere pensando agli amici che nonostante le previsioni dell tempo favorevoli non ci avevano seguito e si sarebbero dovuti prendere la nebbia senza la salita. Invece sulla costa c'era il sole   

Ieri, 2 maggio, invece, peggio. Siamo saliti in quattro con i completini nuovi fiammanti del Velo club Freccia Vallone. A quota 1500 né freddo né nebbia. Neve poca sui prati; ne abbiamo trovata un po' di più sulla discesa verso i Piani di Ragnolo, perché, naturalmente, come ad aprile dell'anno prima, la strada dei Pizzi di Chioggia e di Meta, che non è soggetta sgombero, era invasa dal solito nevaio. Ma non è stata certo la neve il problema,
Bensì il vento  e   c  h   e     v   e    n    t      o      !       !         !         !          !
Raffiche a 79-80 km/h forse di più. Quando abbiamo detto "no mas!" e girato la bici, Eolo ci ha riportati cima senza che pedalassimo (giuro!) 



Insomma se si vuole venire qui in sicurezza bisogna scegliere i giorni dalla metà di maggio alla metà di ottobre e sperare che magari la sfiga guardi da un'altra parte. Anche il passaggio in quota della GF Terre dei Varano, che si corre verso il 10 maggio, è stato in certe edizioni flagellato dal maltempo. 




La salita classica, con partenza nel punto più basso, ossia al Ponte in località Romani, quota 496 (non è stato facile individuare il punto preciso in cui piazzare l'inizio del segmento. Un grazie a Google Streetview)...

e la variante per la stazione sciistica di Sassotetto


Infine la salita completa, fino al punto più alto a quota 1520 sotto il Pizzo di Meta. Il segmento inizia e finisce  troppo presto (di 200 e 100m), inoltre l'Hightest Point è sotto il Pizzo di Meta, non sotto il Monte Sassotetto, che è quello dall'altra parte con skilift e seggiovie, ma direi che sono imprecisioni che si possono tollerare. 

infine