L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

martedì 29 settembre 2015

Castelletta, da Jesi


    






PARTENZA: sorgente di Gorgovivo (zona ind. Serralta)
LUNGHEZZA: 7,40 km
DISLIVELLO: 511m
PENDENZA MEDIA: 6,91%
PENDENZA MAX: 13%




«La cima Scarponi si chiama Castelletta, è dalle parti di casa mia, ed è lì che mi testo» 
Michele Scarponi alla Gazzetta dello Sport

E se per l’aquila di Filottrano è solo un test, per i cicloamatori marchigiani può essere un’impresa e un successo personale. 

La salita è ai margini del Parco regionale della Gola della Rossa
e di Frasassi. Ci si avvicina alla Castelletta dalla SP14, venendo da Jesi o da Fabriano; si giunge ad un sottopasso ferroviario guidati dalla singolare vetta appuntita (anche se non è precisamente lassù che arriveremo) che si distingue tra le cime boscose e si volta a destra verso la sorgente di Gorgovivo, la quale fornisce il servizio idrico di acqua potabile per la pressoché intera provincia di Ancona. E probabilmente anche alle vostre borracce. 

Superata la sorgente ci si appresta a salire. La prima parte è la più dura, ma bisogna gestire la benzina perché quando le pendenze saranno più dolci, la salita sarà ancora lunga. In totale sono circa 7,5km e i primi 2,5 presentano pendenze intorno al 10%, a tratti anche superiori.
La strada purtroppo ha un asfalto rugoso, con qualche buca e i margini della carreggiata sono abbastanza sporchi. Questo non aiuta la pedalata e di certo dobbiamo ammettere che nella zona ci sono salite con manti stradali migliori.

I primi tornanti sono immersi nel bosco e, quando si fa più rado, riusciamo a distinguere le cime più o meno vicine del Parco regionale, in particolare l’imponente Monte Murano (882m slm) sulla destra, sull’altra sponda del fiume Esino. 
La strada è intervallata da piccoli ponti in muratura, su uno dei quali ci sono delle scritte in omaggio all’Aquila di Filottrano. A questo punto siamo circa a metà ascesa e, dopo un bivio in cui si tiene la destra, arriva lo strappo nell’abitato di San Pietro (con fontanella). Qui ci si alza sui pedali e si scollina. La salita è ancora lunga, ma da adesso le pendenze migliorano, rimanendo sempre regolari: si continua a salire intorno al 7-8% fino all’abitato successivo che è Castelletta (590m slm) e che dà il nome alla salita. 

Appena prima di arrivarci si immette nella nostra strada quella che è la salita alla Castelletta da Grotte Sotto le Noci. Questa è più irregolare e malmessa, ma collega questa salita all’ascesa al Poggio San Romualdo, da Gorgovivo  appunto.
Tuttavia per il valico (675m slm) dobbiamo salire ancora, tenendo la destra sul lastricato di Castelletta e uscendo dal paese. Da qui già si vede il traliccio dell’alta tensione posto in cima al monte: siamo alla flame rouge della salita della Castelletta, le pendenze sono costanti al 6% e la pedalata è sospinta dalla soddisfazione per essere arrivati in cima e dalla bellezza della vallata che si apre ai nostri piedi appena si esce dal centro abitato. 

In cima troviamo un’ampia area di ristoro all’ombra dei pini, un crocifisso in pietra e la cima del Monte Revellone (841m slm), raggiungibile a piedi o in MTB dal piano su cui ci stiamo riposando.

In discesa, su entrambi i versanti, massima attenzione alle buche e alla ghiaia perché, come detto, le strade di questa montagna non sono messe bene.


Giorgio Di Blasio