L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

sabato 5 novembre 2016

Forche e forcelle (aspettando tempi migliori)

Una strana cicatrice rende unico il profilo della montagna brulla che domina la piana delle lenticchie. Si raccontava che erano state le fate sorprese dalle luci dell'alba che fuggirono veloci verso la cima del Redentore, incidendo la roccia con i loro zoccoli di capra. Una storia romantica per spiegare il  segno di una antica faglia, una ferita della terra molto più pericolosa delle creature leggendarie della montagna.
Ieri sulla Repubblica sono state pubblicate le foto della prima ricognizione sulla nuova spaccatura che con il sisma del 30 ottobre si è aperta a duemila metri sotto la "Strada delle fate". L'ultima immagine dell'album mostra la strada di Forca di Presta con un taglio all'altezza del sasso spaccato.
In realtà le immagini che circolano in rete sono molto peggiori e fanno impressione ancora più dei crolli: negli edifici feriti e nelle macerie infatti vediamo l'effetto del terremoto, ma non possiamo capirne la forza. Nelle fratture dell'asfalto, invece, le onde sismiche sono come stampate, si riesce a leggere il movimento e sembra di poterlo rivivere. Si coglie la sproporzione tra noi e la natura. A questo punto ci stavano bene delle citazioni di Leopardi o di Mauro Corona, ma non sono ancora i giorni del lirismo: la strada dell'Altipiano di Castelluccio ha fratture molto più profonde e non è transitabile con mezzi normali, così come la bella discesa del Monte Prata e la strada tra Castelsantangelo e Visso divorate dalle frane.
Quelli colpiti dai terremoti sono i luoghi del cuore di molti ciclisti, anzi il giro più bello parte dal Laghetto di Visso e tocca tutti i paesi tristemente finiti in prima pagina: Preci, Campi, Norcia Canapine, Pescara e Arquata del Tronto, Forca di Presta, Castelluccio, Forca di Gualdo e Castelsantangelo sul Nera.
Avevo lasciato un post incompiuto a fine luglio, l'ultima volta che sono passato di qui e ho visto che ieri si è pubblicato da solo. Evidentemente avevo immaginato di poterlo completare in tutta calma alla fine dell'estate l'avevo programmato per novembre. Prendiamolo come un auspicio, che almeno la terra smetta di tremare così forte e così spesso.






La strada del Monte Prata e quello che resta della chiesa della Madonna della Cona sulla Forca di Gualdo. La stessa inquadratura della foto a sx l'ho scelta anch'io il 22 luglio nell'ultima uscita sui Sibillini fatta  per il blog. 




Le strade saranno riparate e messe in sicurezza presto, magari già in primavera, ma dovrà passare molto più tempo prima che sarà giusto tornare sulle nostre strade preferite. La chiesetta della Madonna della Cona, che adesso è oscenamente divisa in due, non sarà impossibile rimontarla. Mi chiedo però come sarà possibile passare per Pescara del Tronto, dove ci si fermava a prendere l'ultima borraccia, e per il centro di Arquata che hanno sacrificato alla montagna molto più delle pietre?
Forche e Forcelle adesso è un filo rosso che collega i tre epicentri. Ma tornerà ad essere il giro più bello dei Sibillini e allora sarà un quasi un dovere ripercorrerlo e riportare, nel nostro piccolo, vita e colori.