Intro
Era una descrizione del tracciato dell’ottava GF, che, più o meno, è quello che si è sempre corso. Non so se, negli anni Novanta nelle GF avesse davvero meno peso l’agonismo, certo il racconto di Pio è suggestivo proprio perché i protagonisti sono non gli agonisti, ma la fatica, il paesaggio e l’orografia.
Immaginate che effetto dovevano fare le sue parole nel 1999, le uniche in tutta la rete che descrivevano il percorso di una corsa amatoriale con lo stesso livello di dettaglio delle migliori corse professionistiche.
Lo ringrazio di avermi spedito questo testo, uno dei primi contenuti ciclistici in rete sull’anello dei Sibillini, che, non solo per me, è stato molto significativo. (E che è uno dei post più letti e amati di Salite delle Marche).
Il vento non ha cambiato le montagne in trent’anni e le strade raccontate da Pio sono sempre le stesse. La differenza rispetto agli anni Novanta è che la Sibillini non è più una GF pura e che si è fatta un po’ più dura: a Pian di Pieca si arriva dalla salita di Monastero. Una volta a Visso bisogna salire ai 1100 metri del Valico delle Arette (tratto cronometrato) prima di tornare alla base. Per il resto il racconto di Pio è ancora perfettamente godibile.
Osimo-Caldarola, 1999
All'inizio sembra una passeggiata
Valico di Rustici

Forca di Presta

Quota 1536
Anche quassù, come prima a Montegalluccio ed ancor prima a Balzo, troverete un rifornimento d’acqua e sali. Qui troverete anche mele in acqua e limone. Fermatevi un attimo ed approfittatene. Farete la gioia del vostro fisico e dei volontari che con tanta dedizione ed autentico gusto sportivo partecipano all’organizzazione.
Buttatevi tranquilli sulla discesa, ha un fondo stradale ottimo, con lunghi rettilinei e solo un paio di curve poco impegnative e con buona visibilità. Su questo lato può far freddo anche in estate, per cui regolatevi di conseguenza. Anche scendendo veloci riuscirete comunque a cogliere l’incomparabile bellezza del Piano Grande, che sembra risucchiarvi, dove le evidenti tracce della stupenda fioritura delle lenticchie compongono una grandiosa tavolozza dai colori più incredibili. Con un po’ più di attenzione potrete vedere, sul fianco brullo della montagna che delimita la pianura, un gruppo di alberi che formano una macchia verde dalla forma molto particolare: l’Italia.
Raggiunto il tratto pianeggiante, girando a destra ci si immette sulla strada che porta a Castelluccio di Norcia. Siete a quota 1322 e dovrete risalire a quota 1452. La salita è quasi tutta concentrata in un ampio curvone a sinistra, che potrete ben valutare in quanto perfettamente visibile da lontano.
Ricordo che fu su questa dura rampa, resa ancor più dura dal sole a picco, che affiorò alla mia mente la terribile domanda: “Ma chi me lo fa fare?”
Prima di esserne schiacciato e ritirarmi trovai la risposta: “IO!”
Oltrepassata la piazzetta d’ingresso al paese, avrete piena vista sulla vallata e sulla strada che dovrete fare per arrivare a Forca di Gualdo.
Con una velocissima discesa di poco più di 2 km. si scende, infatti, a quota 1374 di Pian Perduto. Non ci sono cartelli ad indicarlo, ma cercate di non perdervi ora che siete arrivati qui. Ci sono altri 2 km. di salita ed anche se li potete vedere tutti sopra di voi, concentratevi sul pensiero che: “E’ fatta!”
Raggiunta Forca di Gualdo (quota 1496) si inizia una discesa veramente gratificante e perfetta. E’ lunghissima: 10 km. e senza curve significative nei primi 3-4 chilometri. C’è di che rimettersi in sesto per affrontare al meglio, annunciata da una stretta curva a destra, l’incessante susseguirsi di curve, tornanti e tornantini che vi porteranno a Castelsantagelo sul Nera a quota 780.
Qui si pranza. Beh, manca la pastasciutta, ma il ristoro è fornitissimo e ben sistemato in un piazzale delimitato, verso la strada, da un muretto, dove potete anche sedervi. Sicuramente qualcuno dell’organizzazione avrà cura di “servirvi” mentre vi riposate.
Decidere di ripartire è quasi un dispiacere. Ma per fortuna la strade continua a scendere, molto più dolcemente, ma in modo pressoché costante. Lungo questa strada è impossibile non notare le grandissime vasche dei vivai di trote. Se fa caldo può anche capitare di invidiare le trote per la freschissima acqua in cui sguazzano.
Dopo oltre 7 km. si arriva a Visso (quota 607). Attenzione, l’attraversamento dell’abitato non è per nulla lineare. Dopo aver girato a destra fra le case, al primo incrocio si va ancora a destra e poi all’incrocio successivo a sinistra, senza varcare il portale del centro storico. Un circa cento/duecento metri e, proseguendo dritti, ci si immette sulla S.S. 209 della Valnerina in direzione Macerata. Da qui si va su sino al Valico delle Fornaci.
Prima di continuare a leggere il racconto di Pio, vi ricordiamo che, nel 2026, il percorso della Granfondo dei Sibillini passa per il Valico delle Arette, non passa per le Fornaci.
Valico delle Fornaci

.




