«Auto in panne e puzza di frizioni bruciate, motociclisti finiti per terra, corridori zigzaganti come fossero ubriachi e per alcuni di loro l’onta del piede appoggiato per terra. E’ la salita di Montelupone, in provincia di Macerata, diventata ormai un punto fermo della Tirreno-Adriatico ma anche un classico dell’orrore, soprattutto per i faticatori del pedale con scarse doti da grimpeur. Non a caso Montelupone si è gemellata con Huy, la cittadina belga resa famosa dal Muro sul quale di conclude la Freccia Vallone...»
Giorgio Viberti, Lacrime e bestemmie sul muro dei fachiri
In sintesi

Lunghezza: 1.7 km
Pendenza media: 12.5 %
Pendenza max: 27%
Punti forti: Emblema dei muri marchigiani
Segmento Strava: Muro di Montelupone
- Valida per i brevetti:



Intro
Due volte arrivo di tappa alla Tirreno-Adriatico nel 2008 e nel 2009 (vinse in entrambi i casi J. “Purito” Rodriguez), il Muro di Montelupone, che tanto ha impressionato i ciclisti di mezza Europa, è una tipica scorciatoia marchigiana, che taglia perpendicolarmente le linee di livello di un’asperrima collina della Val Potenza. Nessun tornante; la strada sale sempre intorno al 15%, con una breve tregua a metà colle, in loc. Case Sabbatini.
Dopo una caratteristica edicola mariana le rampe più difficili, con due picchi al sedicente 21% (Garmin dice 24%, il clinometro 27.2% e 25% ).
Siate consapevoli che la descrizione più minuziosa della salita non basterà a evitarvi la scoppola del ripidissimo finale, tuttavia proviamo a fare del nostro meglio. L’unico consiglio valido è non esagerate, mai.
Punto di partenza o di arrivo ideale è l’amena piazzetta di San Firmano, un abbazia del XII secolo con un pugno di case intorno, ricavate dall’antica struttura monastica. A San Firmano ci si va per sposarsi o per bersi uno spritz (o roba anche più forte) nel bar del sagrato. L’attività sarà lì da secoli, quando qui era solo campagna e la non lontana zona industriale dei Romitelli non era nemmeno immaginabile. Bene, alla fine del muro una sosta ce la saremmo meritata.
Ma prima bisogna salire.
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| L’abbazia di San Firmano (XIII secolo) |
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| Il sagrato dell’abbazia di San Firmano |
Circa un chilometro da San Firmano la pianura del Potenza finisce drasticamente contro una grossa collina a due teste. Il borgo di Montelupone non si vede, perché la collina è molto ripida, ma lì, 220 metri più in alto e si può raggiungere con due scomode strade asfaltate. La prima (Contrada Maffeo) non è una barzelletta, ma la lasciamo alle automobili; noi facciamo il Muro, quello che parte ca. 200 m a sinistra.
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| La collina di Montelupone e le sue cattive salite vista da San Firmano |
La salita - primi mali
Il Muro di Montelupone è composto da quattro mali e un tratto centrale “pedalabile”. Che l’inizio sia duro basta un’occhiata a capirlo, quello che non si capisce è la lunghezza della rampa: il primo male si vede bene (rettilineo ripido – curva a sinistra – altro drittone al 16%), il secondo male, invece, è nascosto da una semicurva a destra ed è anche un po’ più ripido del precedente (17%). Insomma fate attenzione, ché la salita dà l’illusione di smorzarsi, ma nasconde altri 200 m molto duri.
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| Luglio 2020, la prima rampa è piantata a Girasoli: è più ripida di come sembra |
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| Ottobre 2022, la prima rampa non ci frega più: sappiamo che è più ripida di come sembra |
La salita - seconda parte
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| Seguite la rupe, poi quando avrete visto la madonnina dateci dentro. Inizia il tratto duro. |
L’ultimo terribile male corre dritto tra gli ulivi sempre al 20-25%; è, teoricamente, controsenso, ma i vigili, se vi vedono vi applaudono.
Il Muro finisce contro le mura urbane. La connessione con la circonvallazione (via Pellini) non è venuta benissimo, per cui gli ultimi 20 metri regalano il picco dei picchi: clinometro alla mano, sono al 29,29%.
Considerazioni finali
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| Quota 263, il perduto Monumento al Muro di Huy (luglio 2016) vs il nuovo monumento al Muro (e basta. Ottobre 2022) |
Vagli a dire qualcosa a chi arriva sdermato (stremato) al monumento!
TESTIMONIANZE





Joachim Rodriguez: il Marchese di Montelupone
Omaggio Salite delle Marche e di Albumciclismo al campione più amato che più di ogni altro ha dato risonanza ciclistica mondiale alle nostre colline.
Una curiosità: nel 2008 Joaquim Rodriguez ha scalato il Muro in 5′.50″ (18 km/h, VAM 2211) questi i commenti del dopocorsa. L’ultimo segmento, quello da Fonte Janni alla fine del Muro l’ha fatto in ca. un minuto. Le immagini del video sono impressionanti; la VAM in quel momento neanche ve la dico. (c’è scritta sotto)
Albumciclismo: Ciao Purito
STRUMENTI CARTOGRAFICI
Start: Piani di San Firmano
Lunghezza: 1.7 km
Quota: 263 m (D+: 212 m)
Pendenza media: 12.5 %
Pendenza max: 28%
Difficoltà: alta (con i rapporti giusti)
Fondo: asfalto buono
Questo è il dettaglio del tratto fino alla loc. Fonte Ianni; i più ligi al Codice della strada (o i più stanchi) possono continuare dritti per il falsopiano. Ma, ribadiamo, se si ha ancora benzina, emuli di Purito, come hanno fatto i professionisti, prendiamo la strada di destra; sarebbe contromano, ma non c’è pericolo, ché di lì non scende quasi nessuno e per i ciclisti c’è l’indulgenza. (Si parla di Codice della Strava: cosa puoi fargli di peggio a uno che emerge dalla terza rampa al 29%?! ).
Lo scatto di Purito è avvenuto nel punto più duro al 27% a 300 m dalla fine del muro (la media della salita da quel punto in poi è del 22%). Per rendersi conto della prestazione si può prendere come riferimento la Fonte Janni, dove si sterza a dx per raggiungere il Cassero. Rodriguez ha percorsa questa rampa finale esattamente in un minuto (ca. 13 km/h), quindi i calcoli sono semplici: 51 m di dislivello in un minuto, ossia 51×60…. fanno 3060 VAM, Non so se si è mai vista una velocità di punta simile!
RASSEGNA STAMPA

Tirreno-Adriatico, lacrime e bestemmie sul muro dei fachiri
Pendenze da brividi nell'ascesa finale. Montelupone come Huy: ciclisti a piedi lungo la salita - di GIORGIO VIBERTI
Auto in panne e puzza di frizioni bruciate, motociclisti finiti per terra, corridori zigzaganti come fossero ubriachi e per alcuni di loro l’onta del piede appoggiato per terra. E’ la salita di Montelupone, in provincia di Macerata, diventata ormai un punto fermo della Tirreno-Adriatico ma anche un classico dell’orrore, soprattutto per i faticatori del pedale con scarse doti da grimpeur. Non a caso Montelupone si è gemellata con Huy, la cittadina belga resa famosa dal Muro sul quale di conclude la Freccia Vallone.
Sono due strappi simili per lunghezza e durezza, proposti entrambi un paio di volte lungo il percorso di gara: il primo passaggio è un avviso ai corridori più inesperti su quelle pendenze da rocciatori; il secondo e ultimo è una sentenza, chi si imballa lì ha perso la corsa e spesso anche la faccia. Non è raro che anche alcuni fra i big del gruppo stacchino la scarpetta dal pedale e appoggino il piede a terra per non crollare sotto la fatica e lo sconforto. La velocità di ascesa non supera i 7-8 km l’ora e spesso mette a rischio lo stesso equilibrio dei corridori. Ieri, nella 4ª tappa della Tirreno-Adriatico, lo smacco della resa ha macchiato la prestazione di giornata anche di Filippo Simeoni, classe 1971 come Lance Armstrong, campione italiano in carica, dunque non certo l’ultimo arrivato. Ma non è stato il solo, anche se molti corridori avevano fatto tesoro dell’esperienza dell’anno scorso, quando quasi metà gruppo – non avendo predisposto speciali rapportini da mountain bike per affrontare il famigerato muro – si era arreso a poche centinaia di metri dalla vetta del calvario, arrivandoci solo con la bici sotto braccio, come se avesse forato, implorando un aiuto dal pubblico per quell’inattesa via crucis.
Bisogna percorrerle, le rampe di Montelupone e di Huy, per rendersi conto del pendio mozzafiato, difficile da sconfiggere anche al passo, e stupirsi dell’insolita angolazione tra l’asfalto e le linee delle finestre delle case vicine alla strada. Qualche corridore le ha bocciate frettolosamente come inutili masochismi da fachiri, eppure la storia del ciclismo è scritta anche sull’asfalto o sulle pietre di muri come quelli, il Grammont o il Koppengberg del Giro delle Fiandre, il Cauberg dell’Amstel Gold Race, la Redoute della Liegi Bastogne Liegi, la Cipressa e il Poggio della Milano-Sanremo. Salite brevi ma pungenti, per i cacciatori di classiche, i razziatori di giornata come – l’ultimo dei grandi – il due volte iridato Paolo Bettini, ritiratosi lo scorso settembre. Colpi di frusta brucianti e fulminei, eppure non meno appassionanti e travolgenti di montagne sacre, da Grandi Giri, come Mortirolo o Zoncolan, Alpe d’Huez o Angliru, Stelvio o Mont Ventoux, Gavia o Tourmalet. Scalate vertiginose, verso la gloria.













