Nerone gravel: la salita da Pieia e la discesa da Via Strata (Imagination from the other side #9)


Pregustando la fine della fatica viene naturale fermarsi e apprezzare la Z della strada ormai alle spalle.


Start: Pianello di Cagli
Finish: Cima Bibi, Monte Nerone
Distance: 14.3 km
Elev. Gain: 1208 m
Elev. Change: 1168 m
Avg Grade: 8.2 %
Max Grade: 16 %
Min Elev: 392 m
Max Elev: 1520 m
Climb Category: HC
Fondo: 7 km sterrata 7 km asfalto
Strava Segment: 7420168



La salita “gravel” al Nerone da Pieia condivide la parte iniziale con quella classica da Pianello. In  corrispondenza del primo tornante della lunga serie che caratterizza l’ascesa su bitume si svolta a sinistra, anzi si prosegue dritti senza fare il tornante, seguendo il cartello stradale per il villaggio che dà il nome a questo versante.

L’inizio è facile e piacevole nel bosco, stanti anche l’assenza di traffico e il fondo stradale buono, ma ben presto le cose si complicano, si incontrano pendenze ben oltre la doppia cifra che richiedono di spingere con forza sui pedali.

Il borgo di Pieia è costituito da poche case incastonate nelle pieghe del monte. Occhieggiano fra le fronde durante la salita ad un’altezza che si direbbe la metà del totale, ma una volta superate si è costretti a rivalutare e non di poco le proporzioni.

(c) Luoghisconosciuti


Entrando nel villaggio sulla destra si nota un fontanile; sembra asciutto, ma con la borraccia ancora piena della fonte di Pianello non serve controllare.
Poco dopo l’ingresso si è già all’uscita. Si va per una strada bianca che sale leggermente fra piccoli campi coltivati e orti e che, ancora una volta, inganna. Infatti già alla prima curva, quasi un tornante a destra, la carreggiata peggiora molto con fondo cedevole in cui le ruote affondano se non si è avuta l’accortezza di montare coperture di almeno 35mm di sezione.

Le cose peggiorano ulteriormente salendo di quota, a causa dell’aumento di pendenza che non scende quasi mai sotto la doppia cifra se non per brevi tratti fra un tornante e l’altro e che richiedono particolare impegno nella guida 
A meno che non si abbia fra le gambe una MTB anche perché i solchi scavati dall’acqua piovana spesso riducono di molto le opzioni di passaggio.

Se anche fosse una strada perfettamente battuta sarebbero comunque 7 km molto impegnativi: vanno tenuti a mente i tre chilometri dopo il primo tornante sterrato che sono tutti oltre il 12%, ma sono i primi cinque chilometri sterrati che, nel complesso, non danno respiro: con 15 tornanti si passa dalla quota 666 dell'incrocio a quota 1200, 534m in 5 km!  

Si riesce comunque a salire pedalando, ma al prezzo di perdersi o perlomeno non godere appieno dello scenario, in particolare la vista del “Sasso del Re” che prima domina strapiombando come una fortificazione e poi, una volta saliti di quota, amplifica la verticalità del percorso. Basta guardare per un minuto il video di Italia di Mezzo per rendersene conto




Superato il tratto dei tornanti ravvicinati che consentono di affrontare le pareti più erte della montagna le pendenze tendono a calare anche se con molta gradualità con tratti ben pedalati sempre più lunghi e con la vista che si apre sulle montagne circostanti.
Pregustando la fine della fatica viene naturale fermarsi e apprezzare la Z della strada ormai alle spalle. 


I tornanti di Pieia visti dal Passo della Montagnola


Pedalando via via con più regolarità fra i tornanti e con un fondo che comunque non smette quasi mai di richiedere la massima attenzione si sbuca finalmente sull’asfalto del versante di Serravalle di Carda; si riducono i problemi di equilibrio, ma non la forza sui pedali dato che c’è ancora un discreto dislivello da superare per arrivare al valico nei pressi del rifugio “La Cupa”.

Chi si aspetta un'alternativa ragionevole al degrado nel quale stanno precipitando i versanti di Piobbico e di Cerreto/Pianello è meglio che si rassegni. Da qua si sale solo in MTB

Devo ringraziare l'autore di questo pezzo, Manuel Pierdominici e Francesco Tramontana che ci ha segnalato la salita. Il 3 luglio 2021 Manuel Pacciarini ha percorso questa strada in MTB, dopo aver fatto anche il Petrano da Moria e il Nerone da Piobbico; il suo video offre le immagini migliori sulle condizioni della strada.



La Via Strata


Da Secchiano, frazione di Cagli posta nella valle del Torrente Bosso, c'è un'altra strada che sale tra mille curve verso la Montagnola del Nerone. La indica un vecchio cartello con su scritto Via Strata. Questa attraversa il gruppetto di case di Ca' Gioanni e, più su, quello di Via Stratta, villaggio posto sotto l'imponente parete rocciosa di Poggio le Guaine, dove rimane una casa-torre e nemmeno un abitante. Il toponimo significa via lastricata e, in effetti, andando avanti la strada  diventa subito bianca e poi una pista d'erba finché confluisce sulla strada di Cerreto.
In salita non l'abbiamo mai fatta, ma in discesa sì e, grazie al racconto di Manuel, possiamo virtualmente rifarla insieme. 





Per andare a Via Strata si deve scendere dal cippo della Montagnola. La discesa gravel inizia in corrispondenza del tornante “del ristoro” della Straducale, manifestazione di ciclismo amatoriale che per molti anni ha proposto questa montagna nei suoi percorsi più impegnativi.

Il tornante “del ristoro”,  in loc. Fonte del Monte, si trova un po' oltre quota 1000. Chi ha partecipato a quelle edizioni della Straducale ha sicuramente memoria degli svolazzi delle tovaglie come bandierine al vento già con molti tornanti di anticipo e come spesso accade in montagna ad una distanza purtroppo ingannevole.

Il tratto iniziale della discesa è facile. C'è un fondo compatto e c'è una pendenza ridotta che istiga a prendere velocità. Lo scenario estremamente panoramico in cui si sviluppa la strada è entusiasmante.

Per imboccare “via Strata” bisogna interrompere il piacere della discesa dopo qualche centinaio di metri con un brusco rallentamento e svoltare a destra. Subito si incontra una solida sbarra con un divieto d’accesso perentorio e interdizioni anche ai lati che fa intendere che non si tratta di uno di quei divieti cui un biker può farsi beffe.

Avendo poco tempo a disposizione [mancavano 130 km ed era già ottobre] non conoscendo la difficoltà del percorso dietro la sbarra ho quindi preferito continuare la discesa che poco dopo peggiora sensibilmente sia come fondo sia come pendenza, ma che con qualche tornante nel bosco conduce velocemente alla strada asfaltata e infine a Secchiano.


Salendo da Pieia, il Sasso del Re

Commenti

  1. Risposte
    1. Siccome sei modesto, non ho scritto che hai fatto il Nerone da Pieia partendo da Porto Potenza, in un giro monstre di 280 km con 4500 metri di dislivello. Comunque una domanda: a patto di avere una MTB/gravel, vale la pena salire da Pieia o sono meglio Piobbico e Cerreto

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    2. Penso che la salita più bella al Nerone resta quella classica da Cerreto perché è molto caratteristica con tutti quei tornanti con le indicazioni della quota, perché a un certo punto diventa estremamente panoramica e attraversa i prati che specie a primavera la rendono molto "poetica".
      Anche adesso che la strada è messa male ed è diventata quasi una ciclabile. Il versante gravel l'ho fatto per il brevetto altrimenti non credo.

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