Capodirigo

Capodirigo è disteso sopra un crinale roccioso, al centro di una mezzaluna di terra coltivabile strappata alla montagna.17 tornanti, 13 prima del paese e altri quattro per arrivare a quota 1055 sul passo tra il Colle Veze e il Pizzo.


Foto by Federico Ciambezi


Situato sopra le gole del Tronto, a 940 metri s.l.m, sul fianco del Monte Veze e presso la sorgente del ruscello Rigo dal quale prende il nome, Capodirigo si raggiunge da una strada tortuosa che sale dalla Salaria, poco prima di Trisungo, ma è frazione di Acquasanta, perché le acque del Rigo con tutta la vallea portano a Quintodecimo.
La strada è nota a chi, come noi, si diverte a guardare le mappe, perchè ha un disegno che salta subito agli occhi: sulla sinistra dela Salaria, diciamo poco dopo l'attacco di Forca di Presta, un'altra strada si arrampica con tante curve e tanti tornanti tra le ultime montagne dell'Appennino. Non siamo già più tra i Sibillini, la conformazione dei monti è più simile a quella dell'Ascensione e anche le altitudini sono quelle. 
E' poco frequentata in bdc, perché, purtoppo, la strada si perde nel bosco, se si decide di salire si deve sapere che, per tornare a valle, è necessario ridiscendere sui propri passi.






Start: SS4 Salaria
Finish: Forcella Veze
Distance: 5.8 km
D+: 511 m
Avg Grade: 8.8 %
Max Grade: 16 %
Min Elev: 544 m
Max Elev: 1055 m
Climb Category: 3
Strava segment: 38035852


Dal fondovalle allo scenografico affaccio sul paese ci sono comunque 4.5 km di una salita impegnativa che, per altro, continua sterrata dopo il paese per un altro chiometro abbondante fino al valico posto a quota 1055.

Una salita impegnativa, poco panoramica, perché per tutta la prima parte è immersa tra gli alberi. Sono i tanti tornanti che rendono piacevole la salita, spezzettando la noia e dimezzando pendenze e fatica. E' una strada asfaltata molto bella questa che collega il paese con la civiltà e con le linee del trasporto pubblico verso Acquasanta. (A Capodirigo non ci sono botteghe né bar, c'è solo la chiesa, una fontanella e un buon asfalto). 


Molto scenografico è l'arrivo al paese dopo una lunga salita, quando nei pressi del cimitero con la vicina edicola, si apre la vista sui prati di una verde vallata circondata dalle rocce, dove nel mezzo si dispongono le case del paese.
La bella chiesa di Santa Caterina D'Alessandria, si alza all'inizio dell'abitato, sopra la strada principale che lo attraversa. Fin da subito si notano gli interessanti edifici che si susseguono, a cominciare dalla una casa cinquecentesca con una nicchia affrescata, (...) un lungo palazzo settecentesco, uno degli , poco più in giù si innalza una suggestiva casa torre in pietra. Molto bello e caratteristico, il borgo merita più di una visita superficiale. habitualtourist.com|Capodirigo



La parte successiva che conduce al piccolo valico è ancora sterrata e presenta pendenze da non sottovalutare. Se si ha una MTB ha senso continuare verso Peracchia e scendere per il sentiero che costeggia il fosso di Novale o quello lungo il Rigo, in bdc ha senso arrivare a quota 1055, non tanto andare oltre.

La cappellina del cimitero



Capodirigo, al pari di altri paesini che hanno subito un decremento abitativo per l'allontanamento graduale degli abitanti verso le città, consta attualmente di n° 5 residenti. Tuttavia negli anni passati, dal 1920-1930 sino all'immediato dopoguerra, il paese era abbastanza popolato e ricco di famiglie numerose, tra queste: Palombini Francesco (mnucc) con 18 figli e Citeroni Nazzareno (u lup) con 11. Sono state sicuramente le famiglie più rappresentative; non meno importanti, tante altre famiglie: Martini, Iachini, Bolla, Virgili, Cristanziani etc... vedi anche: Capodirigo - Albero genealogico


Nicchia con la Madonnina Miracolosa all'ingresso del borgo



Verso Peracchia


Dal Valico la strada scende verso Peracchia, frazione che sorge a 871 metri. Anche qui solo 5 abitanti tutti ultra settantacinquenni. La strada è bianca il paese molto più desolato. 
Il destino di questi insediamenti è scritto, ma già a Peracchia sembra essersi copiuto. E dire che i paesi hanno mille anni e più di storia e che non sono estranei ai grandi sconvolgimenti: le epidemie di colera,  le tasse dei governi piemontesi, postunitari





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