Ma c'è anche un altro inesplorato versante, chiamato Colle Perotondo, che sale direttamente dalla Valle del Nera, da Pontechiusista, attraversa Mevale e diventa vano (Pg, V, 98) al km 8, tra Piaggia e Renaro. Questo terzo versante, che parte "catramato" nelle Marche e termina sterrato in malo modo in Umbria (non lo so, ma mi immagino già il livello della manutenzione) dovrebbe essere interessante, perché corre parallelo allo spettacolare Muro di Fematre e ha tutta l'aria di esserne un gemello (ha anche una bella chiesa a metà: la Pieve di Santa Maria Annunziata a Mevale, quella di Santa Maria Assunta a Fematre. Prima o poi ci si passa.
SDM agosto 2013
in breve
Lunghezza: 10.4 km
Quota: 1022 m (D+: 576 m)
Pendenza media: 5.4%
Pendenza max: 13.5%
Difficoltà: media (2° cat.)
Fondo: 100% asfalto
Punti forti: la salita e la strada fino a Colfiorito sono splendide
Segmento Strava: 36869281
Dalle Gole a Chiusita
Abbandonata la frescura rigenerante delle Gole del Nera, la strada ricomincia subito a farsi sentire sotto i pedali. Chi si aspetta un avvio morbido rimarrà deluso: la salita parte immediatamente bella carica e cancella subito l’abbrivio che la pendenza favorevole ci aveva regalato.
Ci stiamo lasciando alle spalle il fondovalle per addentrarci in un percorso inaspettatamente wild, direzione Altopiano di Colfiorito.
Una delle prime sorprese (decisamente gradita) riguarda il manto stradale. Nonostante le voci pessimistiche dei “locals” interpellati durante la merenda rinfrancante a Visso, il fondo nella prima sezione fino al borgo di Chiusita si presenta sì sgranato, ma tutt’altro che diruto. Non sarete costretti a fare una gincana tra le buche, e potrete concentrarvi sul passo.
La salita si sviluppa regolare, con pendenze che oscillano costantemente tra il 6% e il 10%, intervallate da qualche provvidenziale tratto in falsopiano dove poter tirare il fiato e far girare le gambe.
L’azione vera, però, si accende dopo un gruppo di 5 tornanti ravvicinati che fanno guadagnare rapidamente circa 110 metri di dislivello.
Verso lo scollinamento: la ricompensa
Finita la sequenza serpentiforme, vi attende la vera sfida balistica di questo tratto:
un rettilineo di circa 500 m con una pendenza costante al 9%, che richiede una buona gestione mentale prima della svoltare di un solitario tornante, l’ultimo sforzo per Chiusita.
Il tornante solitario ci proietta verso il tratto finale prima del paese, dove, si perdoni l’ipallage, le pendenze non mollano e restano piantate tra il 7% e il 10%, per un chilometro abbondante.

Chiusita, antico castello di Visso, oggi si presenta come un suggestivo grumo di case fantasma, sospeso nel tempo, testimone silenzioso di queste montagne; manco un cane.
Superato l’abitato, la musica cambia improvvisamente. La pendenza scema, le gambe tornano a respirare e l’orizzonte si allarga. Il bosco si apre per regalare una cartolina indimenticabile: Mevale compare all’improvviso, incastonato nella natura, simile a una nave in un mare verde.
Un finale spettacolare che ripaga ampiamente della fatica fatta fin qui, prima di proseguire verso le pendenze successive.
Il balcone su Mevale - Un tratto rigenerante
Raggiunto quello che possiamo definire un vero e proprio belvedere, la pendenza si annulla improvvisamente. Davanti a noi si apre un tratto rigenerante di ben 2,5 km caratterizzato da minimi saliscendi che, alla fine, ci fanno perdere circa 25 metri di quota.
È un momento di pura poesia ciclistica e di tregua termica. Se nella prima parte della salita Fratello Sole ci ha decisamente benedetti – abbrustolendoci la cotenna a causa dei pochissimi tratti in ombra (complice anche l’orario da fustigazione, Clint con 110 chilometri sulle gambe ha attaccato la salita alle 11:30 di una caldissima domenica di inizio giugno n.d.r.) – adesso è Sorella Gravità ad accompagnarci con dolcezza. Tutto il tratto che si snoda verso la rocca mozzata è immerso in un rigoglioso e fitto bosco di carpino, roverella e frassino.
⚠️ Warning tecnico: Attenzione a non distrarvi troppo per godervi il fresco. Lo stillicidio dell’umidità nei mesi invernali ha aggredito l’asfalto in modo inclemente.
Inoltre la marezzatura dei raggi che filtrano tra le fronde, il gioco di luci e ombre, rende difficile leggere le imperfezioni del manto stradale: un attimo di disattenzione e il
rischio buca-pizzicatura è dietro l’angolo, pronto a rovinare una splendida giornata.
Sosta a Mevale: il "segreto" dell'acqua gelida
Una volta arrivati al borgo, sono d’obbligo due passi per visitare la rocca mozza e la caratteristica pieve. Ma per noi ciclisti il vero tesoro si trova all’uscita del villaggio: in posizione defilata sulla sinistra, si nasconde un antico lavatoio. L’acqua qui è a dir poco gelida, ideale per rinfrescare i muscoli e riempire le borracce in vista del secondo atto.
Direzione Renaro: l'asfalto ci saluta
Rigenerati dall’acqua mevalese, si riparte in direzione Renaro. Dopo una prima fase interlocutoria, una curva a gomito verso destra funge da sveglia: la strada si impenna decisa intorno al 7%. A differenza del primo tratto della salita, qui non ci sono tornanti a dare ritmo; si sale dritti, rincorrendo pervicacemente le poche macchie d’ombra rimaste.
Le cose si complicano dopo circa 1.500 metri dalla fontanella: l’asfalto ci saluta. Non si sa più se siamo in Umbria o nelle Marche e, come era prevedibile, nel dubbio nessuno paga l’asfalto, così fondo diventa un misto di roccia nuda e breccia compatta; resta sufficientemente pedalabile, ma qualche zig-zag per cercare la linea migliore è inevitabile, con conseguente aumento dello sforzo fisico.
L’impegno si acuisce ulteriormente negli ultimi 20 metri di sterrato, quando ci si immette, con pendenze importanti nella Provinciale che sale da Sellano-Piaggia. Da qui si guadagna rapidamente il vicino nucleo di Renaro, costeggiato da un’ampia curva verso sinistra.

Il gran finale: le pendenze a doppia cifra verso il confine
Superato anche l’abitato di Renaro (abitato poi, da chi, la gente che fu?), ci si appresta ad affrontare il tratto più duro di tutta l’ascesa.
La salita decide di calare i suoi assi: in una progressione pugilistica, abbandoniamo il 7% per scalare e subire la pendenza, e vedere il Garmin, per qualche attimo confermare il severo 13% che sentivamo nelle ginocchia. La strada smolla un pochino solo quando andiamo ad affrontare una coppia di solitari tornanti, ma il conto è presto fatto: abbiamo incrementato ben 80 metri di dislivello in appena 850 metri lineari.
Mancano altri 800 metri per raggiungere il culmine, ma fortunatamente dall’ultimo tornante in poi le pendenze si addolciscono progressivamente.
Accompagnati da un colpo di pedale più agile raggiungiamo finalmente il cartello che ci avverte del cambio di Regione, posizionato proprio al bivio che scende dal paese di Riofreddo e che prosegue poi verso Rasenna ai piedi di una ripida quanto benvenuta discesa.
La fatica è finita, il viaggio tra le pieghe dell’Appennino continua.
La Pieve di Mevale
Strumenti cartografici
Dati tecnici
Traccia GPX: Mevale proprio la pena .gpx
Il nostro itinerario
Ultimamente Clint se non supera i 200 km non si diverte. Nessuno è obbligato ad imitarlo












