I hope there is a way back / With my talisman / So I look into myself
/ To the days when I was just a child / Come follow me to wonderland / And see the tale that never ends / Don’t fear the lion nor the witch / I can’t come back / I’m lost but still I know / There is another world
Vale la pena ricordare, allora, che i versanti non solo due (Albacina e Serra San Quirico), ma sulla parte che sale del mare si innesta un’interessante variante che sale dalla valle del Torrente Esinante.
Il punto di partenza ideale è la splendida abbazia di Sant’Urbano (quota 262), che è a un chilometro dall’incrocio che segna l’inizio della salita vera e propria (ma ci sono almeno cinque motivi per visitare questa strana chiesa a tre livelli).
- Dal fondovalle al Castello di Precicchie.
- Da San Giovanni a Poggio San Romualdo.
In mezzo un tratto di un chilometro che serve a perdere 50 metri di quota.
La salita si imbocca dalla strada di fondovalle, su un dosso (quota 272) posto più o meno a metà strada tra l’Abbazia di Sant’Urbano e il bivio tra Apiro e Poggio San Vicino.
Un inizio soft: 9% fino al primo tornante (quota 290) poco meno fino ai 700 m (quota 325). Qui c’è il primo gradino, si smette quasi del tutto di salire per un chilometro fino al bivio con la strada che sale diretta a Poggio San Vicino (e, quindi, al Monte San Vicino). Da questo punto si ritorna a fare salire al 6-7% per 1500 m fino al Castello di Domo (quota 433, fontanella e bike station installata nel 2025 co attrezzi pompa, e tre spine per ricaricare le ebike).
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Il culmine (quota 550) si tocca poco prima del bivio Montefiascone-Precicchie.
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La salita verso Poggio San Romualdo (questo il nome “commerciale” con cui negli anni Sessanta è stato ribattezzato il borgo antico di Porcarella) invece prosegue dritta dritta sulla Provinciale oltre il paesino di San Giovanni, l’unico di nullo valore architettonico.
Superato il paese inizia la parte finale della salita e tornano i tornanti, ce ne sono cinque che proseguono la numerazione iniziata a Serra San Quirico e interrotta a Sant’Elia. Le pendenze fino alla fine sono sempre comprese tra il 6 ed il 7% a parte l’attraversamento di Vigne (quota 758).
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| A marzo fa ancora freddo. Le ragazze di Vigne escono con il primo sole ma sanno che bisogna coprirsi. Si può notare la stratificazione “archeologica” dei costumi tipici dal XIX al XXI secolo |
A Vigne io ho sempre l’impressione che tutto sia rimasto agli anni 90 (dell’Ottocento). Non sarà vero, ma i villici conservano lo spirito rustico, gli usi e i “costumi”, intesi non solo in senso lato, dei marchigiani dei secoli passati: a Vigne c’è sempre movimento, ci sono sempre le ragazze a spasso (ultimamente ne ho vista solo una e spero che l’altra stia bene), c’è sempre qualcuno che spacca la legna, perché a Vigne deve fare freddo di brutto. Alessandro Federico di Albumciclismo mi ha raccontato che ha fatto foto un po’ in tutto il mondo, che anche nel più isolato altopiano del Turkmenistan la gente era contenta di farsi fotografare. A Vigne, l’ho visto anch’io, non è riuscito a convincere nessuno.


















