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Fosso delle Rote

M'imbattei in un fermana di Cascioli svelta svelta se n’andava di gran fretta e cibi cotti recava in pentolini ben conditi di prelibata sugna. Le dissi: "Ti darei rossi nastrini e una bella cintura sanmartina... se con me ti darai nella conca"[...] "Finch'io viva mai. Eh! begli scarponi ricco sarai, ma non riuscirai ad avere la servetta di Cencio Guidoni, che il mio padrone me l'ha comandato che vada dov'è lui alle Rote col vitto e il vino degli zappatori" "[...] Leva 'nt'esso, non m'avvicinare oh tu smorto, melenso, mammone!"

Castra Fiorentino, Canzone del sec. XIII, vv. 1-20
Devo ringraziare due volte Pedalare con Lentezza grazie al quale sono venuto a conoscenza di questa profonda spaccatura nel centro delle Marche. Un grazie ciclistico per i muri che emergono dal fondovalle, ma anche un grazie letterario, perché, probabilmente, sono proprio queste le zone della Canzone del Castra che per tanti anni ho cercato.
Più o meno 750 anni fa un ricco gentiluomo della Marca adescò (almeno ci provò) una ragazza fermana che stava portando il pranzo ai lavoratori. Le promise nastri, cinte, stoffe e gioielli per persuaderla a trattenersi un po’ con lui nella “cabba”. Il racconto della rozza seduzione e della fiera resistenza della ragazza divenne una divertente canzone che fu citata anche da Dante Alighieri.
La servetta di Cencio Guidoni era diretta “giù alle Rote”, lo stesso nome della discoscesa contrada da cui partono le strade che sono argomento del post di oggi.
Siccome Salite delle Marche è un sito di biciclette, posso dimenticare la prudenza e pensare, senza sensi di colpa, che sia davvero questa la valle della loro tresca. 
Se vi interessa sapere come va a finire la storia del cavaliere e della fermana e volete sapere le cose in modo meno grossolano leggete l’articolo su La città delle frottole: Riepilogo sulla Canzone del Castra (che è sempre farina del mio sacco, ma in versione professorale).
Se ci volete andare in bici anche voi… continuate a leggere sotto. Ma lo fate a vostro rischio e pericolo.
Presenteremo le due salite una alla volta, nell’ordine in cui è possibile affrontarle in un circuito ad anello  a forma di teschio (18 km, D+ 600) , ma consigliamo di inserire il giro in un più ampio percorso sulle creste maceratesi a partire dall’Abbazia di Fiastra.

Madonna di Gagliano

Start: Fosso delle Rote
Distance: 0.900 km
Elev. Gain: 181 m
Avg Grade: 20%
Max Grade: 28%
Min Elev: 144 m
Max Elev: 325 m
Climb Category: GPM 3
Fondo: Asfalto 
Strava Segment: 22976905
Valid for: 
A0fb9468 9fb5 4e76 A02d 0b76b6e7b2f4 Brv Kom Tond 1024px 1

Un Fosso non è solo un Muro

“Scusate. Vi giuro che l’ho fatta, ma mi ricordo poco”. Ero arrivato abbastanza preparato a questa salitaccia. Conoscevo: il dislivello e la lunghezza.
Sapevo: che l’unica altra salita con numeri paragonabili era il Muro di Guardiagrele. (potete confrontarle anche voi nella parte degli strumenti cartografici)
Sapevo anche di essere fuori forma e di avere già la salita gemella nelle gambe.
Non ero affatto sicuro dei miei mezzi, ma alla fine mi sono tuffato verso il fondo. Mi confortavano due certezze: un 34×28 e il ricordo che, in passato, avevo sempre fatto il bis su salite simili (Cocciari, Guardiagrele e Sormano).
Con che faccia avrei detto alla folla di giornalisti e alle mie lettrici che avevo avuto paura. Così, in questo marzo anomalo del 2020 che allunga le ombre del 1348, da Montappone mi sono buttato per la discesa di Spazzi sapendo che non sarei potuto tornare indietro.

C’è una differenza non da poco tra affrontare un “muro” e un “fosso”. Nel primo caso, se la salita è troppo dura, si può, in qualsiasi momento, girare la bici, tracciare una croce sull’asfalto e ributtarsi in discesa. Quando si deve superare un fosso così profondo, la discesa si fa prima e tornare sui propri passi non si può, perché, in ogni caso, per tornare alla civiltà, non c’è altro che la salita.
 
fonte corata atterrato
Questo si fa in discesa ed è il versante facile. (...) Se la salita è troppo dura uno può in qualsiasi momento girare la bici, tracciare una croce sull'asfalto e buttarsi in discesa. Quando si deve superare un fosso così profondo, la discesa si fa prima e tornare sui propri passi non si può.

Una salita in due immagini

Trovare la strada non è difficile, c’è una terrazza con un pannello che illustra gli itinerari (incomprensibilmente) cicloturistici su e giù dal fosso delle Rote, attrezzata con una rastrelliera e postazione di ricarica per bici elettriche. (vedi gallery)
La discesa di Spiazzi, che inizia dalla suddetta area attrezzata, me la ricordo tutta. È una campagna amena, con case restaurate e oliveti. È un ripidissimo e ridente versante orientato a mezzogiorno, che, dopo un chilometro e un cartello di discesa al 22% diventa un burrone. Ricordo di aver scattato una foto sull’ultima curva, dove mi si apriva la vista sul ponticello e sulla prima rampa della salita. Poi non ricordo quasi nulla.
Ho messo il rapporto più agile e ho fissato per tutto il tempo l’asfalto davanti alla ruota.

Due soli flash mi restano: nei prati all’interno  della prima curva a destra c’erano appostati tre militari, di cui uno, bellissimo, perfettamente mimetizzato da cespuglio. Mi ignoravano e avevo ragione di credere che fossero softgunners, ma se avessero deciso di spararmi davvero, in quel momento, pensavo che mi avrebbero quasi fatto un piacere.
Il secondo ricordo è sull’altra curva, in località Case Frontoni, in corrispondenza di un tratto al 10% talmente breve da non essere rilevabile dalle mappe IGM e colto solo dai GPS e dalla mia coscienza. Per il resto buio. Anzi, grigio scuro, il colore dell’asfalto, che posso garantire essere giustamente ruvido, ma intatto.

Poi all’improvviso la terra finisce. Avete fatto 180 m  di dislivello in meno di un km. Vi pare poco?

Nella foto tutta soddisfatta che ho pubblicata qui sotto traspare tutta la soddisfazione di essere arrivato in cima alla salita con un buon passo. La foto risale alla mia seconda volta qui: 21 giugno 2021, c’era la “canuicule” del Tour de France, ma ero arrivato preparato anche fisicamente.

A fine salita si può girare a dx e fare i 100 m mancanti per raggiungere la cappella della Madonna delle Grazie (si chiama anche così), ma consigliamo di girare direttamente a sinistra e procedere sulla strada di cresta che porta sulla SP37 che collega  Monte Vidon Corrado a Montegiorgio.  C’è un km di comodo sterrato e mi sembra preferibile all’unica possibile alternativa: ridiscendere e risalire a ritroso il Fosso delle Rote, con la salita verso Spazzi e Montappone che è appena meno ripida di quella di Gagliano.
 

Muro di Fonte Curata

Start: Fosso delle Rote
Distance: 1.030 km
Elev. Gain: 170 m
Avg Grade: 17%
Max Grade: 28%
Min Elev: 124 m
Max Elev: 294 m
Climb Category: GPM 3
Fondo: Asfalto 
Strava Segment: 22976905
Valid for: 
A0fb9468 9fb5 4e76 A02d 0b76b6e7b2f4 Brv Kom Tond 1024px 1 1
 
Se seguite l’anello di 18 km  suggerito all’inizio dell’articolo, dopo essere emersi dall’abisso di Gagliano, avrete fatto lo sterrato fino alla SP 37, avete preso a sinistra e avrete già superato Montegiorgio; è il tratto più facile: per 8 km si corre su una strada ampia, panoramica e, prevalentemente, in discesa. Ca. 4 km dopo Montegiorgio, su un curvone a destra, c’è l’incrocio verso Massa Fermana. La freccia indica 2 km, per fortuna sono circa il doppio, perché in mezzo c’è, di nuovo, il Fosso delle Rote e prima di risalire bisogna scendere da quota 302 a quota 124.
Nonostante fossi più fresco, risalire dal fondo alla cresta l’avevo trovato più faticoso rispetto alla salita di Gagliano. Probabilmente l’avevo presa troppo allegra o forse è una questione di conformazione della salita. 
La parte centrale del Muro di Fonte Corata, infatti, è forse anche più dura dell’altra: ci sono 500 m al 21% veramente faticosi, praticamente un Guardiagrele preceduto e seguito da un Koppenberg.
Se avete letto fino qui, meritate una piccola chicca: la penultima foto ritrae un antico “atterrato” che, in qualche modo, è ancora in piedi all’inizio della  parte ragionevole della salita.
Caspita! Come quello in cui la fermana ha aspettato il suo corteggiatore alla fine della poesia:

Sul fare del buio me ne andai all’atterrato
Che senza fuliggine era imbiancato;
trovai il lenzuolo ben lavato,
e il guanciale (?) mi pose sotto il capo;
e tutto quanto mi fui consolato.
che sopra mi gettò una buona coperta di lana;
e con essa mi acconciai e posso dire
che mai ne vidi altra migliore.
“Certo non fai com’uomo stordito,
un maestro mi pare che sei!”

GALLERY

Fosso delle Rote
Voltandosi indietro verso Madonna di Gagliano Breve sterrata dopo la grande fatica

Percorso consigliato

Non solo fatica, ma anche splendide strade solitarie sulle creste delle splendide colline della valle del Fiastra in questo giro che per due volte tocca il fondo dell’infernale Fosso delle Rote, ma parte e ritorna nel paradiso dell’Abbazia di Fiastra.

Cartografie

Santa^Maria^di^Gagliano^M.V.^Corrado
Fonte Curata Massa Fermana
Santa^Maria^di^Gagliano^M.V
Fonte^Curata A1^Muro^di^Guardiagrele^sa
 

0 commenti su “Fosso delle Rote”

  1. Pedalare con lentezza

    Grazie a te. Hai dato una nota di folclore e romanticismo a una delle faticare più terribili che abbia mai fatto!

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