Manca un chilometro alla fine, ti giri, guardi gli avversari dopo una tappa nervosa e dura. E’ l’ultimo strappo, vedi le case antiche di Fermo, il suo selciato… e il benedetto arrivo, ecco quando ti giri perché pensi di giocartela e… vedi la maglia iridata, allora la testa ciondola, la scuoti e lasci perdere, tanto hai perso e vince… Peter Sagan. Così sia. Seconda vittoria dello slovacco alla Tirreno-Adriatico di quest’anno ma, in questa seconda è come se avesse provato l’arrivo delle Fiandre o della Liegi.
Giovanni Bruno Sky Sport
La TAPPA DEI MURI 2026
Il 16 maggio 2026 il Giro d’Italia torna a Fermo. È l’immancabile tappa dei Muri, che si corre due-tre volte l’anno sulle colline e i borghi delle Marche, tra strade che, dalla televisione, sembrano ideali per essere attraversate in bicicletta.
La corsa rosa manca da quasi cinquant’anni in una città dalla solida tradizione ciclistica, legata al Gran Premio di Capodarco e rinnovata negli ultimi anni con gli arrivi della Tirreno Adriatico e del Giro d’Italia Donne.
Le Tappe dei Muri nel Giro d’Italia sono meno estreme rispetto a quelle spesso decisive della Tirreno Adriatico. L’8ª frazione, la Chieti–Fermo, in effetti, non è lunga (155 km), ha un dislivello contenuto (2000 m), però riserva un finale esplosivo. Via Reputolo presenta pendenze al 30% e in passato gli arrivi sul Girfalco hanno sempre regalato spettacolo e vincitori prestigiosi
Sempre difficile dirlo e, a complicare i pronostici, il fatto che, anche quest’anno, la tappa marchigiana dei muri è stata infilata tra due tappe potenzialmente decisive al Blockhaus venerdì e al Corno alle Scale domenica. Per farci un’idea di ciò che potremmo vedere sulle nostre strade preferite, può esserci utile ripassarequello che è successo nelle ultime due occasioni in cui Fermo è stata arrivo di tappa: nel 2017 (vittoria di Sagan, con capelli lunghi e maglia iridata, in uno sprint ristretto) e nel 2022 (Barguil in solitaria).
Quello del 2017 il finale era lo stesso finale che vedremo sabato 16 maggio al Giro d’Italia 2026. Nove anni fa il grande favorito era uno: Nairo Quintana. Era venuto alla Tirreno Adriatico per preparare il Giro, ma il Colombiano – come aveva previsto Albumciclismo – aveva già ipotecato la corsa e, per di più, proprio sul Terminillo.
Il giorno dopo, nel finale della Rieti-Fermo ci provarono in tanti a ribaltare la situazione: Geraint Thomas, Pinot, Roglic, ma, in cima a via Reputolo, Nairoman si tolse tutti di ruota, perché era una spanna sopra tutti. Uscì da via Reputolo con quattro o cinque secondi di vantaggio, che, in effetti, non gli bastarono a vincere la tappa, ma furono sufficienti a zittire definitivamente gli avversari.
Pronostico
Succederà lo stesso anche nel prossimo weekend? Vedremo Vingegaard che attacca sia sulla grande montagna sia, il giorno dopo, sui muri fermani e che controlla sul Corno alle Scale? O arriveranno le fughe? O un finisseur di seconda fascia come nel 2022? Il finale è simile a quello del 2017, la ma il Giro d’Italia non si decide tra due giorni, vale la pena di sprecare troppe energie così presto? D’altra parte siamo a inizio corsa, le forze sono fresche, sul Blockhaus tra gli uomini di classifica dovrebbero ballare dai 20″ ai 40″; a Fermo ci potrebbero essere distacchi tra i 5-10 secondi non di più.
Siccome il campione del mondo non c’è, a meno che non sia in ballo la tappa, i leader potrebbero restare tranquilli. E quindi come finirà? Negli ultimi due anni, nelle ultime due tappe dei muri, abbiamo visto vincere due impronosticabili: il vecchio Loulou Alaphilippe, il giovane Luke Plapp. Non ci avevamo capito niente, però ci siamo divertiti
Il Colombiano è un atleta serio, di un pezzo, che non ama sgambettare per far presenza perché lui corre per vincere; silenzioso e dannatamente efficace, dal suo viso non traspare mai nulla (per questo viene soprannominato “la sfinge”). Secondo indizio (pesantissimo): Viene in Italia a Marzo perché sa che il Giro è una corsa poco internazionale e molto Italiana. Sa che sulle strade del centro Italia i Giri si perdono (ricordate Montecassino?), sa che deve studiare da vicino Nibali ed Aru, sulle loro strade, nella loro terra. Quintana ha già vinto la Tirreno Adriatico nel 2015, e diventa uno dei favoriti d’obbligo. Eccolo ritratto nella foto nel giorno del suo primo trionfo a San Benedetto del Tronto, con la maglia azzurra, che contraddistingue il leader della corsa dei due mari. Quell’anno ipotecò la vittoria vincendo sul Monte Terminillo che torna anche quest’anno come traguardo di giornata. Articolo completo su albumciclismo: la stagione italiana della sfinge