L'Appennino che attraversa le Marche si sviluppa su quattro pieghe o catene. La prima è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la maestosa quinta dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega corre per lo più sotto l'Adriatico, da essa emerge il Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi, gli itinerari in direzione Nord-Sud.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, le varie Boccoline, Roncoline, Badorline e gli altri mille "monti" della Regione... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

domenica 26 novembre 2017

Intorno al Monte Maggio Chiavellara e Valsorda


Distanza: 43,0 km
Dislivello: 1.386m
Tempo: 2.h 30- 3h


Cronaca di un'escursione a lungo attesa su una zona d'Appennino ignota al grande ciclismo. L'occasione è stata quella di un sopralluogo a Valsorda, la salita dietro Gualdo Tadino, sulla quale dal mese di luglio rumors molto insistenti indicavano un arrivo di tappa del Giro d'Italia 2018. A quanto pare, ed è un peccato, i girini il 15 maggio 2018 resteranno sul fondovalle, ma il raid è stato bello, le foto e la fatica hanno prodotto questo e altri due post.
Da molto prima che esistessero l'Umbria e le Marche, forse anche prima della fondazione di Fabriano e Gualdo le controversie sui pascoli, sul taglio degli alberi e lo sfalcio dei fieni avevano opposto monaci, castellani e montanari dei due versanti dell'Appennino. La catena contesa formata dal Monte Maggio con i pascoli della Chiavellara, il Monte Serrasanta e il Monte Nero costituiscono un confine a lungo conteso:  spedizioni armate e rappresaglie, confische di bovini e di cavalli lasciati al pascolo, ferimenti e uccisioni di pastori, scomuniche e multe si susseguono per trecento anni fino al XVI secolo; i tentativi di arbitrato coinvolsero vescovi e arrivarono a scocciare addirittura i papi Giulio III e Pio V. Alla fine venne adottata la soluzione più logica: i vertici delle tre montagne, che fanno da spartiacque tra Adriatico e Tirreno vengono riconosciuti come spartiacque anche tra i due comuni di Gualdo e Fabriano; alla città umbra furono assegnati i versanti occidentali, a quella marchigiana i versanti orientali. Fabrianesi di diritto, ma aperti alle mandrie gualdesi restano i pascoli della Chiavellara e la strada che ancora oggi li attraversa a oltre 1200 metri di quota.
Abbiamo incontrato un autobus
Queste terre tanto contese oggi sono decisamente meno frequentate, ma risalendo lungo la dura strada verso la Chiavellara, attraversando i pascoli e gettandoci dall'altra parte verso la Valsorda e Gualdo Tadino ci è stata chiara la ricchezza naturalistica e il valore economico di un territorio tanto vasto e tanto poco abitato.
Parlando di biciclette: ilIl giro parte da Fabriano aggira il Monte Maggio, valica sulla Chiavellara, scende ai Rifugi di Valsorda e a Gualdo Tadino per risalire nelle Marche attraverso il Valico di Fossato.
Se non volete troppo bene alla vostra bici, con una buona dose di incoscienza, si può fare anche con con la bdc. Insomma io e il Capitano, senza essere fenomeni, ci siamo riusciti.
Il chilometraggio è limitato, ma non credo che sia facile completare il giro in molto meno di due ore e mezzo, perché per fare i 10 km sterrati tra Belverdere e Valsorda (6 di salita e 4 di discesa) ci vuole davvero un sacco di tempo e non a tutti capiterà, come è accaduto a noi, di accettare un passaggio su un trattore a metà salita. 
D'altra parte nel nostro caso il limite delle 2h e 30' era categorico, perché alle 13:00 in punto dovevamo essere davanti a due diverse scuole elementari di Osimo a ritirare i bambini che avevamo lasciato alle 8:00. Insomma ci siamo goduti la gita, ma sempre con una certa ansia.

Partenza da Cancelli (fare il pieno d'acqua alla fontanella sull'incrocio o al bar) in direzione Fiuminata. La bella strada che sale piano piano fino a Serradica è in buon riscaldamento; se vi sembrerà di andare particolarmente piano non disperate: sembra pianura, ma in realtà in questa prima fase si guadagnano 100 m in 5 km.Dopo Serradica inizia il breve valico (2.5 km 150 m di dilsivello) che separa i bacini idrografici dei fiumi Esino e Potenza. Sul culmine, chiamato nelle mappe dell'IGM "Cima della Montagna" (mai toponimo è stato più falso) si prende la strada sulla destra che porta al castello (che non c'è più) di Belvedere (che invece c'è eccome e dopo l'esemplare ricostruzione del sisma 1997 è tornato più bello di prima). 
Nel quartiere delle casette di legno di Belvedere, in corrispondenza delle torretta della Protezione Civile la salita che in meno di sei chilometri porta ai pascoli della Chiavellara. (ben 650 metri sopra le nostre teste) 




Chiavellara [vai al post completo]


Start: Belvedere
Distance: 5.85 km
Elev. Gain: 630 m
Avg Grade: 11.9 %
Max Grade: 18 %
Min Elev: 645 m
Max Elev: 1273 m
Climb Category:

La strada di valico tanto a lungo contesa tra le città di Gualdo Tadino e Fabriano, sale ai pascoli della Chiavellara e li attraversa correndo ancora oggi parallela al confine regionale. 
E' una buona carrareccia, può essere affrontata in auto (ci è passata anche quella di Google) è giustamente molto frequentata in MTB; per essere affrontata in bdc, servono le motivazioni giuste, copertoni da 25 e un po' di incoscienza. E' molto molto ripida, più del Cippo di Carpegna, ma non ci si fa troppo caso: la vera difficoltà è quella dovuta al fondo brecciato e, in molte parti sassoso. Noi l'abbiamo affrontata con le bici dell'Eroica e l'abbiamo sfangata (anche grazie a un passaggio di un taglialegna che ci ha alleviato un km di salita, ma sconsigliamo a tutti l'esperienza. 


Rifugi di Valsorda da Gualdo Tadino [vai al post]



Start: Gualdo Tadino
Distance: 6.0 km
Elev. Gain: 530 m
Avg Grade: 9%
Max Grade: 18%
Min Elev: 482 m
Max Elev: 1005 m
Climb Category:

La giustificazione davanti alle mogli per questo giro è stata la ricognizione della salita di Valsorda che si diceva protagonista della 10° tappa del Giro 2018. Coerentemente alla mission del blog siamo saliti dalle marche e abbiamo affrontato Valsorda in discesa. Per i dettagli della salita date un occhiata al post della salita. 
Dalla Chiavellara in località Orneto (quota 1260) ci sono tre km di discesa al 4%. 
Il paesaggio è splendido, ma sono in assoluto i chilometri peggiori dal punto di vista del fondoschiena; la cosa non dovrebbe sorprenderci, perché si tratta delle zone in comunione tra gualdesi e fabrianesi secondo il decreto di Pio V. A quota 1130, su un'ampia curva a sx, la strada attraversa il confine regionale. 
La linea non si vede, ma il passaggio si percepisce sotto la sella, perché appena si entra in Umbria il fondo diventa subito più raffinato. E' un confine molto importante anche perché è lo spartiacque linguistico tra l'asfalto e il catrame. 
Da quassù alla Strada Flaminia, che corre sul fondovalle ci sono 8,6 km. Se il versante marchigiano è generoso definirlo un carrareccia, quello umbro ha carattere di Strada Provinciale. I primi 1200 m sono ancora bianchi, ma dai rifugi e dalle belle casette della Valsorda, un catino verde tra il Monte Maggio e il Monte Serra Santa, in giù la strada, è larga ben asfaltata catramata ed è molto frequentata. 
Una volta completata la veloce discesa sulla valle del Topino si devono fare tre chilometri di Flaminia (purtroppo tre chilometri di pianura tocca a farseli) prima di spostarsi a sinistra, passare sotto la ferrovia e prendere di nuovo le strade secondarie. 
Quando abbiamo guardato l'orologio avevamo ancora da fare 15 km e ci restavano 50'. Ce l'abbiamo fatta per le penne, perché sebbene la salita verso Fossato di Vico e il Valico di Fossato non dovrebbero fare paura, con la Chiavellara sulle gambe tutto si fa più difficile. 


Valico di Fossato (o di Campodiegoli) [vai al post completo]


Start: Fossato di Vico (ex SS76)
Distance: 3.5 km
Elev. Gain: 200 m
Avg Grade: 5 %
Max Grade: 10 %
Min Elev: 524 m
Max Elev: 721 m
Climb Category:


La buona notizia è che i lavori della Quadrilatero sono avanzati a un punto tale che la strada tra Fossato di Vico e il Valico (che dall'Umbria chiamano di Campodiegoli) è ormai destinata solo al traffico locale: la vecchia variante è interrotta all'altezza della Galleria di Fossato, quindi il chilometro di quasi-superstrada è ormai sicuro dato che ha come unico sbocco la vecchissima e abbandonatissima SS76. Anche per questo il Valico è sempre affascinante, certo l'asfalto il catrame è sempre quello.
Il sollievo più grande è sapere che svincolo di Cancelli è completato anch'esso e per tornare alla macchina non è più necessario andare a greppi o attraversare la superstrada

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