Passo della Cappella da Pian della Castagna (Strada delle cave)




Odio talmente tanto il Passo della Cappella che mi rendo conto solo ora che dopo 10 anni di blog non avevo recensito versante di Cingoli, che sarebbe anche il che ho fatto in bici. Che strano, considerando  che ogni volta la strada stupisce per la sua bellezza. 

Ricostruzione:
E' Gennaio 2022. Sulla pianura e lungo la costa fanno 2°C, sappiamo che sulla Cappella c'è un po' di neve, che  fanno 15°C ed è più sensato dirigere il manubrio verso l'interno. Così, dopo 30 e più chilometri a mangiare  nebbia, il sole e il sereno, alla fine, l'hanno vinta. Sul vasto Pian della Castagna, sul quale è stata costruita la frazione di Grottaccia, splende un sole invictus e ci sono 9°C.

Queste note a margine sono importanti: ho già detto che detesterei il Passo della Cappella, ma in inverno con i monti innevati è un'ottima destinazione, perché:
1) è la prima montagna che si possa fare dal mare
2) alla fine è anche una bella salita,
3) lo scollinamento è a un'altezza ragionevole per cui non si prende troppo freddo 
4) il paesaggio, ad onta dei suoi 800 m, è molto alpestre,
5) si fanno grandi foto.
Però....  il passo è proprio ripido, a gennaio sono fuori forma, ogni volta il giro è una sofferenza... e così l'odio si rinnova (forse è un serpente che si morde la coda, giudicate voi).  Ok, lo sproloquio è finito, adesso cominciamo sul serio.




Start: Pian della Castagna (Grottaccia)
Distance: 14.1 km
Elev. Gain: 515 m
Elev. Change: 470 m
Avg Grade: 4.8%
Max Grade: 18 %
Min Elev: 308 m
Max Elev: 778 m
Climb Category: 2
Fondo: asfalto degradato


Sul Monte Cappella arrivano tre strade: la salita da Treia (10 km, D+ 600), quella da Cèsolo (7 km, D+ 515) con ancora un po' di sterrati, e poi c'è questa, declassata a lato C dopo che, nel 2012, la parte di Cesolo è stata scoperta dal Giro d'Italia.

La salita vera è propria è tutta negli ultimi tre chilometri, però, se si considera anche il tratto da Grottaccia, la strada sale per circa 14. La prima parte, la c.d. strada delle cave, è facile ma è molto suggestiva, quindi è proprio da qui che iniziamo a scrivere. 
Ci eravamo lasciati sul vasto pianoro di Grottaccia, davanti al Santuario (quota 308) con un sole splendente e 9°C. Ci vogliono 3 km e mezzo praticamente piatti attraverso la campagna per arrivare all'imbocco della gola (quota 353). Da qui,se non si bada a un breve avvallamento, la strada sale sempre. 


Il Monte Cappella sulla sinistra culmina quasi 500 metri più in alto rispetto a noi. Per raggiungere il valico servono ancora 10 chilometri. La strada, pertanto, sale senza fretta. E' La temperatura della gola, invece, a precipitare: molto presto siamo di nuovo a 2°C. Qualche tratto più ripido, qualche breve rampa in doppia cifra, in questo caso è il benvenuto. 


la seconda cava



Dopo la terza Cava la strada sempre in ombra viene finalmente illuminata dal sole. 

La prima parte della salita finisce in località Mozzacatena, all'incrocio con la provinciale che collega Cingoli a San Severino. Ci dobbiamo immettere per ca. 100 metri in direzione San Severino e subito girare a sinistra verso Serralta, su un ripido dente chiamato Straccialena, vero aperitivo della Cappella: i toponimi sono inquietanti, bisogna riconoscerlo.
Sul dente il panorama, che fino a quel punto era stato angusto, si allarga improvvisamente. Appaiono, in lontananza, i Sibillini e il Gran Sasso e. in vicinanza, il Monte Cappella mostra tutta la sua mole che spunta da un ampio pianoro chiamato, con poca fantasia, Le Piane.

dal dente di Straccialena


Le Piane prima dello strappo



La salita inizia nella curva a destra subito dopo una cappellina di campagna che credo sia intitolata a S. Ubaldo. Da questo punto inizia una salita completamente diversa: in due chilometri e mezzo si sale di 250 m. Ci sono delle rampe molto impegnative e soprattutto in corrispondenza delle curve la pendenza arriva ben oltre il 15%. Bisogna stringere i denti, non c'è niente da fare; questa terza parte di salita è quasi come fare il Monte Conero. 
Una difficoltà ulteriore è data dal fondo stradale molto degradato. Le buche iniziano già sulle piane in basso e sono piuttosto fastidiose fino alle piane sommitali. (la fantasia si era esaurita già da un pezzo) 



La salita termina con un ginocchio, con la pendenza che passa di botto dal 10% al 3-4%. Il fondo per 100 m è proprio sterrato. in compenso è di alta qualità il panorama che ripaga della gran fatica appena conclusa: si vedono gli appennini dai Sibillini al Gran Sasso, ma è moto affascinante anche la vista sul vicino Castello di Pitino, dall'unico posto da cui si può guardare alla sua torre dall'alto in basso
Sul confine comunale l'asfalto diventa perfetto. Le cose in Italia vanno sempre così.




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