Passo Beato Sante - Fontecorniale
Il profilo di Fontecorniale è disegnato da tre promontori che sovrastano il paese e sulle cui cime sono poste altrettante antenne. Non le amiamo particolarmente, ma abbiamo imparato ad assimilarle al paesaggio, da tanti decenni.
Il monte è un susseguirsi di boschi e macchie, solo a tratti interrotti da qualche campo. Ogni bosco, ogni versante, ogni incrocio, ogni lato del monte ha il suo nome da sempre, un nome rigorosamente in dialetto che la gente del posto usa e tramanda da un secolo o più.
Dal monte, proprio in cima a quei cucuzzoli che caratterizzano Fontecorniale, si può godere di una vista impareggiabile. da misonodistratta.it|Fontecorniale così piccolo così grande
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| Il campanile spunta dal bosco del Beato Sante |
Parliamo di una lunga cresta più che di una salita, di un percorso di per sé unitario, che però si compone di una dozzina di strappi e altrettanti tratti vallonati, di asfalti belli, altri così così e di un po' di ghiaia. Oggi ci fermiamo a Fontecorniale, ma proseguendo si può arrivare a Urbino senza fare un chilometro di Flaminia o di altre strada statali.
Non molti escono da Fano affrontando la dura rampa dell'Eremo di Monte Giove (500 m al 13%); vi si incontrano camminatori, persone a passeggio con il cane, di biciclette poche eppure, a nostro avviso, vale la pena di fare uno sforzo secco per strapparsi dalle bassurie trafficate della zona commerciale.
Una volta giunti al recinto dell'Eremo non si scende mai sotto quota 150.
Siccome la strada è lunga, per non perderci l'abbiamo divisa in quatto capitoli: mare, colline, santi, monti.
Fano - Monte della Mattera - Fontecorniale
Start: Fano (Centinarola)
Finish: Fontecorniale
Distance: 21.9 km
D+: 752 m
D-: 307 m
Min Elev: 25 m
Max Elev: 468 m
1. dal mare a Monte Giove
La strada è quella che ha percoso la tappa del Giro d'Italia vinta da Alaphilippe, solo in senso inverso. Appena usciti dalla rotonda per Centinarola si deve prendere la salita sulla sinistra (indicazioni per l'Eremo).
L'inizio è duro-duro: 500 metri al 13% medio, con punte anche troppolunghe al 17%. Però, nel momento in cui la strada spiana, siamo già in pieno bosco (apparentemente) lontanissimi dalla città. Trovare la strada giusta non è intuitivo, si consiglia si seguire la traccia GPS e, se non ne avete una cercate di rimanere in quota e di aggirare da sinistra l'Eremo.
Se dopo un paio di chilometri incrocerete la fine della Patuccia, il diabolico muro che sale da Cuccurano, vuol dire che siete sulla strada giusta.
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| nel dubbio a sinistra e non in discesa |
2. Colline, tra San Cesareo e Sant'Elia
All'incrocio con la Patuccia si continua diritti, all'incrocio successivo si mantiene la destra e si accetta un po' di discesa, ché il cacume di Monte Giove è ormai alle nostre spalle.
La strada si fa bianca, ma ha un bel fondo compatto e si tratta di meno di un chilometro, un sacrificio necessario per restare in quota.
Dopo questo segmento chiamato San Cesareo si incontra un secondo settore sterrato lungo la Strada delle Cerquelle. E' un po' più lungo: misura 1800, 1000 dei quali in salita. Sono gli unici due passaggi su ghiaia e sono importanti per uscire da Fano mantenendosi lontani dalla parte più cementificata della Valle.
Alla fine del secondo tratto si incrocia la SP80 (via dell'Alberone). Siamo arrivati più o meno alla longitudine di Lucrezia; da qui in avanti ci si può anche perdere, perché le strade sono molto belle e decisamente meno trafficate rispetto a quelle che scorrono 150 metri più in basso. Il suono delle campane di un chiesa in cresta ci accompagnano sulla Provinciale Mombaroccese che presto diventerà per noi la salita del Beato Sante. All'orizzonte, il profilo dei monti Matera e di Fontecorniale con le loro antenne indicano quella che sarà la lontana fine della salita.
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| SC di Sant'Elia ultimi 1800 metri sterrati |
3. Passo Beato Sante
Sei chilometri di salita per un dislivello positivo di 350 metri, niente di particolarmente impegnativo se preso dasolo, ma il Garmin segna salita 6/13 e alla fine tutti gli sforzi si accumulano.
La collina su cui sorge il Santuario del Beato Sante può essere aggirata a sinistra, passando da Montegiano (via più diretta, due rasioate al 13%), a destra, passando per Mombaroccio, o può essere non aggirata affatto, se si prende la panoramica del Beato Sante (rasoiata autoinflitta gratuta).
Le tre strade si ricongiungono a Passo Beato Sante, paese dal quale si accede al santuario, ma che è ben lontano dal primo scollianamento sul Monte Matera. Nelle Marche la parola Passo raramente indica un punto di valico. Passo Beato Sante non fa eccezione: è posto a quota 360 metri s.l.m., al Monte Matera ne mancano ancora 90.
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4. Monti, verso Fontecorniale
Il Monte Matera è il primo dei tre cocuzzoli con le antenne che vedevamo da Sant'Elia; ci si arriva sopra dopo oltre un chilometro di salita oltre il Beato Sante.
Da qui a Fontecorniale si affronta una sorta di ottovolante fatto di discese ripide, strade sinuose e strappi a volte anche molto cattivi.
I monti, che cultonano poco sopra i 500 metri, sono un susseguirsi di boschi e macchie solo a tratti interrotte da qualche campo. Ogni bosco, ogni versante, ogni incrocio, ogni lato del monte ha il suo nome da sempre, un nome rigorosamente in dialetto che la gente del posto usa e tramanda da secoli
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| dal Monte Matera verso Fontecorniale |
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| L'ultimo tratto di salita verso Fontecorniale |
L'ultimo tratto di salita verso Fontecorniale è lungo ben un chilometro, ma non ha le pendenze dei brevi strappi della cresta precedente.
Fontecorniale, piccola frazione di Montefelcino, borgo rurale ormai poco abitato, sorge a 450 m di quota, alle pendici del terzo cocuzzolo, una delle novecentomila alture chiamate Monte delle Croce.
"Dal suo monte, proprio in cima a quei cucuzzoli che caratterizzano Fontecorniale - scrve Barbara - si può godere di una vista impareggiabile" Per approfondire: misonodistratta.it|Fontecorniale così piccolo così grande
La salita termina davanti alla chiesa di S. Barbara. La strada fa una curva a U intorno ad essa e si lancia in discesa verso il bacino del Foglia.
Già si avverte, in lontananza, la presenza di Urbino e l'eco dei versi di Volponi che ci spingono a ripartire verso il nuovo obiettivo:
Questo dovrei lasciare
se io avessi l'ardire
di lasciare le mie care
piaghe guarire.
Lasciare questo vento collinare
che piega il grano e l'oliva,
che porta sbuffi di mare
tra l'arenaria viva.
Paolo Volponi, Le mura di Urbino
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| Fontecorniale |
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| Ph. Luciano Cangini da misonodistratta.it |

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