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| Segno brutto quando un articolo comincia con l’altimetria salitaker |
Start: Belvedere di Fabriano
Distance: 5.4 km
D+: 626 m
Avg Grade: 11.7 %
Max Grade: 18.4 %
Min Elevation: 634 m
Max Elevation: 1259 m
Climb cat: 1
Road Surface: carrareccia
Valid for:
Se consideriamo solo la salita dura, quella bianca, quella che parte dalla casetta della Forestale di Belvedere è questa. Ok, ci sarebbe anche un prologo di 5 km tra Cancelli (quota 406) e Serradica (quota 500) e un’appendice, ma ne parliamo in coda, ma è più sensato concentrarci sulla parte HC e pensare che la salita e la fatica inizino nel quartiere delle casette di legno di Belvedere, in corrispondenza delle torretta della Protezione Civile.
Da qui la strada, in meno di sei chilometri, porta ai pascoli della Chiavellara, ben 650 metri (!) sopra le nostre teste. Capite che inserire i primi 5 km di salita pedalabile tra Serradica e Belvedere rischia di dare un’idea troppo edulcorata della salita, che è, a tutti gli effetti, un durissimo Cippo di Carpegna su una carrareccia bianca.
E’ la strada di valico tanto a lungo contesa tra le città di Gualdo Tadino e Fabriano, che sale ai pascoli della Chiavellara e li attraversa correndo ancora oggi, dopo oltre otto secoli, parallela al confine regionale.
Per un’altimetria tanto difficile è preferibile avere i dettagli del buon vecchio Salitaker. Anche se non portano buone notizie, è sempre meglio sapere con precisione a cosa si va incontro.
Eravamo rimasti a Belvedere, davanti alla torretta della Protezione Civile. La salita inizia di botto: torretta-fine asfalto-curva a destra-prima rampa al 16%, poi breve pianoro.
Il fondo è ancora buono, l’entusiasmo e l’evidente tratto di respiro potrebbero par pensare a una salita praticabile. Magari fosse vero.
E’ nel complesso un’onesta carrareccia, che può essere affrontata in auto (ci è passata anche quella di Google) ed è giustamente molto frequentata in MTB; E’, nel complesso, una carrareccia che può essere affrontata con un 4×4, ma sarebbe meglio un trattore. E’ vero che ci è passata anche l’auto Google Maps, ma è stato dieci anni fa. La ricognizione del 20 marzo 2024 ha visto una strada molto dissestata. La Chiavellara è giustamente molto frequentata in MT. Per essere affrontata in bdc, servono le motivazioni giuste, copertoni da 25, un po’ di incoscienza e la consapevolezza che in alcuni tratti si deve scendere e spingere.
Noi l’abbiamo testata con le bici dell’Eroica; nel 2018 l’abbiamo sfangata (anche grazie a un passaggio di un taglialegna che ci ha alleviato un km di salita), nel 2024, aveva piovuto, eravamo più vecchi e abbiamo dovuto mettere il piede a terra molte volte. Voi fate come vi pare, ma noi sconsigliamo a tutti l’esperienza: DON’T TRY THIS AT HOME.
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| 10 % |
Dopo il tornante #1 la strada si rifà subito ripida: quattro tornanti in un chilometro per guadagnare ben 130 m di quota. Tecnicamente la salita può definirsi… “molto ripida”, più del Carpegna, ma non ci si fa troppo caso: la vera difficoltà è quella dovuta al fondo brecciato e, in molte parti sassoso. In MTB non vi accorgereste del fondo, sopra una bici d’epoca non vi accorgete di salire al 13%.
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| 12 % |
In località Croce i Sassi (quota 814) la strada doppia uno spigolo roccioso di montagna e prosegue tagliando un profondo fossato boscoso.
Se il fondo fosse meno simile alla superficie di una grattugia questo sarebbe un tratto su cui rifiatare: per 750 m la pendenza è del 7.5 %, poi ci sono altri 750 m al 13.8% per portarsi da quota 860 a 950.
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| Tornante 7 |
Croce i Sassi (quota 814)
Siamo ormai alla quota dei faggi. La strada, che abbiamo trovata coperta di foglie, ripete un’altra volta lo scherzetto del gradino: 500 m facili (8.6%) fino alla confluenza con la carrareccia messa anche peggio che sale da Campodonico e ancora un mezzo chilometro buono al 12.5% fino al tornante #7. (quota 1093)
Dalla bruttezza delle facce non si direbbe, ma in questo tratto eravamo ancora presenti a noi stessi, avevamo energia da vendere e abbiamo scattato la maggior parte delle foto; tutte uguali e, perciò, cestinate.
Il tornante #7 è, in molti sensi, “il” punto di svolta: lo aspettavo dall’inizio della salita sia perché era il mio unico riferimento, sia perché è il punto in cui la strada smette di andare a caso per l’appennino profondo e prende, finalmente, la direzione di Gualdo Tadino; lo consideravo, sbagliando, la fine della fatica.
Invece è il tratto più duro, lo dicono anche i numeri: per arrivare alla Cava delle Macine (quota 1260) ci sono ben 1,400 km. La media della salita in questo ultimo segmento è del 10.5%. Si tratta in pratica di un ennesimo mezzo Monte Conero.
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| 16% dal vivo fa paura |
In questo tratto la ruota posteriore sembrava incollata alla strada. Ho pensato che fosse buca, che toccassero i freni o che fosse carica di foglie limacciose, ma non era era niente di tutto ciò; era solo l’effetto combinato della pendenza, del dislivello e di una ruota che, l’ho pesata a casa sostituendo la camera d’aria, di suo pesava già 3 chili e 100.
E dopo questi maledetti 1400 m, finalmente i pascoli; l’altimetro sale fino a quota 1270 prima che la pendenza finalmente cali.
Alle Cave, dopo la sbarra, avrete notato una strada sulla sinistra che si inerpicava sul monte. Non è che una pista, ma è ben battuta ed è meno pendente, se avete coraggio o una bici adatta in meno di due chilometri potete raggiungere all'”uomo di sasso” (quota 1391). Da lì all’Eremo c’è solo discesa, Passando di qui si tagliano 7 chilometri e ben 200 metri di dislivello.
Nella ricognizione del 2024 in questo punto ero sfinito eppure ho attraversato i prati e raggiunto la cima con molti meno problemi rispetto alla strada Chiavellara. E avevo la mia bici eroica.
Se l’obiettivo è il passo della Chiavellara e siete restati sulla strada buona, potete apprezzare la qualità del fondo che è comunque problematica, al punto che in qualche passaggio conviene pedalare sull’erba a margini della carreggiata, ma almeno è in discesa e, finalmente, ci si può godere il panorama. Questa è la Strada della Chiavellara, che in breve ci porta in Umbria.
Gli ultimi chilometri attraversano accoglienti prati macchiati di faggi. Si scende bene, ma bisogna usare prudenza, perché la qualità del fondo è vistosamente peggiorata. Siamo ancora in territorio fabrianese, ma un antico compromesso, da 500 anni, concede ai Gualdesi diritto di sfruttare i pascoli. Chissà perché la strada proprio in questo tratto sembra abbandonata?
Il confine regionale (Passo Cattìo) è posto su una secca curva a sinistra. Dalle Marche si entra in Umbria, Chiavellara diventa Valsorda e la carrareccia ritorna immediatamente una signora strada bianca.
I durissimi copertoni ultraeconomici della Decathlon hanno fatto il loro dovere: 10 km di strada di montagna sono stati superati indenni. La foratura immancabile è avvenuta a casa, tra il parcheggio e il garage.