L'Appennino che attraversa le Marche comprende quattro pieghe o catene. La prima catena è quella che fa da confine con l'Umbria, in essa spicca il Monte Catria (m 1701). La seconda catena è quella del San Vicino, che termina con la quinta maestosa dei Monti Sibillini. La terza piega è quella su cui sorgono Cingoli e il Monte Acuto. L'ultima piega è quella costituita dal Monte Conero, che dà origine ad un promontorio che divide a metà la costa marchigiana.
I fiumi hanno un tipico andamento parallelo e formano quella struttura di valli chiamata "a pettine" che rende particolarmente vari, ma faticosi gli itinerari in direzione Nord-Sud. La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m.
La zona delle colline è perciò caratterizzata da un gran numero di salite che, collegando la valle con le città costruite sulle creste, superano dislivelli di 200-300m. Spesso si tratta di veri e propri muri lunghi 1000-1500m metri con pendenze spesso superiori al 15%, come il Muro di Montelupone, il Monte degli Elci, i muri di Offagna, Recanati, Osimo, etc... per non parlare di Pitino.
Le salite appenniniche non raggiungono grandi altitudini (solo quattro strade asfaltate superano i 1500m), perciò non presentano grandi dislivelli; di solito sono salite di 7-8 km con dislivelli di 600-700m e pendenze attorno all'8%. Tuttavia spiccano alcune ascese più impegnative, come quelle del Monte Nerone, del Pizzo di Meta, del Catria e del San Vicino, che superano dislivelli di circa 1000m con pendenze sempre impegnative.

mercoledì 28 giugno 2017

Monte Catria da Buonconsiglio-Colombara


Start: Buonconsiglio di Frontone
Distance: 15,5 km
Elev. Gain: 930 m
Avg Grade: 6%
Max Grade: 20%
Min Elev: 460 m
Max Elev: 1376 m
Climb Category: HC
Asfalto: 70% buono 30% sterrato

Il Monte Catria si è affacciato nella storia del Ciclismo nel 2006 quando, proprio da questo versante, venne affrontato dal Giro d'Italia (era la tappa Cesena-Saltara). Tre anni dopo fu attaccato, ma in senso inverso, nella tappa regina del Giro del Centenario. Per far sì che i professionisti non rischiassero troppo nella discesa sulla strada, fino ad allora sterrata, venne steso uno strato di asfalto ecologico", vale a dire un velo bianco di ghiaia incollata con catrame. che, ovviamente, ha resistito pochi inverni, e ultimamente ha dato grossi problemi. A otto anni di distanza, giugno 2017, possiamo finalmente dire che i chilometri sopra Valpiana sono di nuovo serenamente sterrati. E questa è in fondo una notizia buona, perché la salita, è tranquillamente percorribile in bdc. Tranquillamente nel senso che non si mettono a rischio le ruote, perché per arrivare in cima c'è comunque da sputare sangue.
Non tornavamo sul Monte Catria da qualche anno e adesso che la memoria è fresca è il momento di rimettere mano alla presentazione di una delle salite più importanti delle Marche. Già che ci siamo vedremo di fare definitivamente chiarezza su lunghezza e pendenza della salita, visto che per il particolare profilo altimetrico di questo versante e per la grande imprecisione delle misurazioni fatte con il GPS sul Catria girano dati molto diversi.
Poniamo la partenza esattamente sull'incrocio tra la SP42 e la strada che, risalendo la stretta valle del Fiume Mandrale, porta sul gibbo formato dai due picchi gemelli del Monte Acuto e del Monte Catria. Il finale lo poniamo dopo 15500 metri,  a quota 1376, in località Madonna degli scout, nel punto il cui la strada inizia a scendere verso Chiaserna, Una curiosità. Ci ho guardato bene. Si dice, riguardo a queste salite "In cima la Madonna non c'è, ma qualcuno potrebbe vederla". Nel caso del Monte Catria succede il contrario: la Madonna non si vede, ma c'è, lo dice l'IGM. A proposito. Tutte le rilevazioni di questo post sono state fatte studiando sopra le tavolette 1:25000 dell'Istituto Geografico Militare, che hanno un'affidabilità decisamente superiore rispetto al Garmin o a Google Maps.
Per una buona analisi è utile distinguere tre parti della salita: 
1. Colombara - Fonte del Mandrale, 4 km che si tende a sottovalutare
3. Mandrale-Valpiana 4.5 km di cui 2.5 al 12% 
3. Valpiana - Madonna degli Scout 5 km sterrati con punte al 12% più due km finali quasi in piano su  un asfalto, non si sa perché, eccellente.

1. Buonconsiglio-Colombara - Fonte del Mandrale



4 km, dislivello 163 m;  da 460 a 623 s.l.m. Chiariamo subito che Buonconsiglio e Colombara sono un unico agglomerato posto ai piedi dell'imponente rupe del Castello di Frontone. 
I primi due chilometri della strada del Catria sono praticamente piatti, La salita vera inizia al bivio di Cà d’Eusepio: per due chilometri la strada sale a una media del 7.5%, con strappi anche in doppia cifra, mentre la valle si restringe fino a diventare larga più o meno come la strada. In questi chilometri è bene non strafare ed evitare di forzare troppo il ritmo. Chi conosce la salita lo sa, ma anche colui che la affronta per la prima volta, vedendo le pareti della montagna sempre più vicine e sempre più verticali, dovrebbe intuire che la salita diventerà presto molto impegnativa.
Intanto chi ha tempo si fermi a riempire le borracce alla Fonte del Mandrale, l'acqua è buonissima  ed esce così gelida che rimane fredda per tutta la salita,






2. Mandrale - Valpiana

4.5 km, dislivello 390 m; da 623 a 1010 s.l.m. Subito dopo la fonte, da cui ha origine il fiume, a sua volta dà il nome alla valle e al vicino e apprezzato ristorante, inizia il tratto più difficile della salita, in assoluto uno dei più difficili delle Marche, secondo forse solo al toboga del Pizzo di Chioggia che collega i Piani del Ragnolo a San sono 2.5 Liberato. dopo 500 m ancora normali (8%) la strada si impenna in una fitta serie di tornanti e in 2.5 km ci porta a superarare un dislivello di oltre 300 m con punte di pendenza superiori a 20%.
Sono cifre impressionanti. E' facile, che pensando al durissimo muro del Mandrale, si finisca per far coincidere con esso l'intera ascesa del Catria, è facile, quindi, che ci si dimentichi del resto della salita.
Sarebbe un errore grave. Anche perché, una volta arrivati a Valpiana, ci aspetta una brutta sorpresa.

3. Valpiana - Valico 

7 km, dislivello 280 m; da 1010 a 1376 s.l.m. Arrivati a Valpiana, dopo il Muro del Mandrale e un chilometro all'8% la strada per 500m diviene quasi piatta. si ha la sensazione che il più sia fatto, ma non è così. Innanzitutto perché bisogna ancora superare un dislivello di 280 m e soprattutto perché i cinque chilometri dopo il Rifugio Valpiana sono ormai definitivamente sterrati.
I primi due chilometri, fino all'incrocio con la strada bianca che scende dal Monte Tenetra (vedi Monte Catria da Acquaviva di Cagli), sono i peggiori: è il punto dal fondo più scivoloso, la strada sale a una media dell'8% infliggendo qua e là rasoiate al 15%.
Il suddetto incrocio è preceduto da 500m meno pendenti, ma è seguito da due tratti lunghi un chilometro al 9% separati da un 200 m al 6%.  Questi ultimi due chilometri sterrati servono ad aggirare il cono del Monte Acuto, la punta più piccola del Gibbo. La fatica si fa sentire, ma non impedisce di godere lo splendore delle faggete. Per arrivare al vero Monte Catria non rimane comunque molto. Quando riprende l'asfalto, per altro un ottimo asfalto siamo già  quota 1340. Si sale ancora per 20 metri finché si passa sotto la vetusta ma ancora attiva telecabina del Monte Catria che collega il paese di Capirile con il Rifugio Cupa delle Cotalline (e se la bidonvia è attiva vuol dire che anche il bar è aperto). A questo punto la strada perde quota per un po' per poi risalire e scollinare a quota 1376,  
Se si dispone di una MTB si può continuare a salire verso l'imponente Croce del Monte Catria. Se si è in bdc si può solo scendere verso Chiaserna, l'unica strada con un fondo decente per andarsene dal Catria

















sabato 24 giugno 2017

Valico di Sitria

Già che ci siamo partiamo dall'Abbazia di Sant’Emiliano in Congiuntoli, storico monastero benedettino solitario-austero, suggestivo, misterioso, fondato nel secolo X, come il nome fa intuire, alla confluenza del fiume Sentino con il torrente Rio Freddo. L'abbazia è in Umbria, ma se parcheggiate sul lato destro della strada siete ancora nelle Marche.
E' un luogo affascinante la cui storia merita di essere conosciuta. (vi consiglio di leggere i blog Con in faccia un po' di sole, Tracceminime, Poco lontano).
Dalla parte di Isola Fossara, cioè dal versante sud, la salita è tecnicamente in provincia di Perugia, in una zona impervia dai confini piuttosto complicati, Il versante marchigiano è quello nord, ma è interessante considerare questo valico la prima parte del versante umbro della Strega. Quanti da Sassoferrato sono arrivati sulla cresta del Monte Strega si saranno chiesti come mai ci sono tanti cartelli del Parco Regionale del Monte, come mai finisce l'asfalto e dove conducono le strade bianche che scendono dall'altra parte.
La risposta è qui. sul Valico di Sitria.



Valico di Sitria da Isola Fossara (PG)


Start: Isola Fossara
vai a Coninfacciaunpodisole.it "una sorprendente rinascita"
Distance: 4 km
Elev. Gain: 203 m
Avg Grade: 5%
Avg Change: 10%
Min Elev: 427 m
Max Elev: 630 m
Climb Category: GPM 3

qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore delle ginestre
Per arrivare alla nostra salita si deve proseguire un po' sull'Arceviese la SR360 in direzione del Valico di Scheggia. La valle è stretta i cartelli stradali che indicano la Forra di Rio Freddo e Pascelupo (Passo del Lupo, a proposito passando di qui si allunga la strada di 7 km, ma si aggiunge un altro passo) danno bene l'idea di quanto questi luoghi fossero impervi. Al paesino di Isola Fossara un incrocio a destra porta alla salita e all'abbazia di Sitria. 
I primi 1200 m dopo Isola Fossara sono estremamente pedalabili. (ca.4%) e si sale poco di quota, fino solo al km 2 c'è un primo strappetto impegnativo seguito da un breve tratto in contropendenza. Ancora 500 al 7.5% finché ci appare sulla destra la sagoma di una notevole costruzione bianca in mezzo ai boschi.
 (c) zuzzurellandotramarcheeumbria.blogspot.it: Dall'Abbazia di Sitria ai Prati di Nocria
 (c) zuzzurellandotramarcheeumbria.blogspot.it
vai a "dall'Abbazia di Sitria ai Prati di Nocria"


Siamo a quota 500 m. Abbiamo appena passato l’Abbazia vecchia quasi di mille anni (fu fondata nel 1045 dai Benedettini) non è certo spettacolare una struttura, ma è ancora in perfetta armonia con l’ambiente che la circonda e mantiene intatto "il profilo originale della chiesa e una parte del convento" .
Siamo nel regno delle ginestre e nelle mattine di giugno l'odore "giallo" che si attraversa percorrendo l'ampia curva attorno all'Abbazia è uno di quei regali inattesi che sono il motivo profondo che ci fa montare in bici.
La vera salita comincia qui, anche se ci rimangono solo gli ultimi 1500m. Pendenze impegnative finalmente, ce lo dice il segnale triangolare che indica 10% e anche la mappa topografica: 135 metri di dislivello, 9% medio. E poi la collina finisce. 
Sul punto più alto del valico una strada bianca sale sulla destra; è quella che porta in cima al Monte Strega. 
Se si è in bici da corsa si continua dritti vero la grande Abbazia di Fonte Avellana e, questo è il nostro consiglio, verso il Monte Catria, la montagna più alta dell'Appennino tra il Monte Cimone e i Sibillini. Ci aspettano altri due valichi una grande salita prima di ritornare a Isola Fossara.
Ci scusiamo con il Poeta Montale per l'(ab)uso ingiustificato della sua poesia "I limoni"