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Monte Catria: aggiornamenti sulla pedalabilità del Monte


Il versante da Acquaviva di Cagli è stato asfaltato! Ancora un anno di attesa per il versanete "eugubino". E' un mistero il futuro del Mandrale

Ad agosto 2026 è stato inaugurato il nuovo versante di Acquaviva, ma qual è lo stato della strada di Chiaserna? Cosa possiamo sperare riguardo al versante mitico del Mandrale? 
In questo articolo “effimero” troverete aggiornamenti sulla transitabilità delle salite del Monte Catria.  C’è scritto effimero, perché speriamo che, quanto prima, non ci sia più bisogno di chiedersi se la strada del Catria è aperta o no. 
L’articolo riguardante il nuovo versante di Acquaviva è già on line. Se cercate la descrizione tecnica della salita di Chiaserna, leggete Salite delle Marche | Monte Catria da Chiaserna.

L’alluvione

L’alluvione del 15 settembre 2022 ha devastato il territorio di Cantiano. L’epicentro dei rovesci è stato proprio il Monte Catria; la maggior parte delle strade è stata danneggiata. Delle tre strade carrozzabili solo una è attualmente aperta al traffico.
 
– La strada da Acquaviva di Cagli è rimasta l’unica che consentiva agli allevatori di raggiungere il valico sulla Cupa delle Cotaline e Valpiana. Sarebbe dovuta essere riasfaltata subito, ma i lavori sono iniziati solo luglio 2026 (dall’alto!) per concludersi il mese dopo. La salita è ancora un po’ sconnessa nella parte iniziale, poi è perfetta.  Una buona notizia.
 
– La strada da Buonconsiglio non esiste più. Le immagini del ristorante “Il Mandrale” sommerso da due metri e mezzo di detriti sono il simbolo del disastro del 2022. Peccato, era la strada più bella. Alcuni segni però ci dicono che prima o poi verrà ripristinata. Per adesso sappiamo solo che la parte finale tra Valpiana e la Cupa delle Cotaline è perfettamente asfaltata, che il tratto sotto Valpiana è sterrato, ma in buone condizioni.  La strada è ancora interrotta intorno alla Fonte del  Mandrale, ma forse in MTB si passa. Il collegamento tra il Mandrale e Frontone, sebbene ancora sterrato, è sicuramente transitabile.
A leggere le nuove tabelle CAAM (Ciclovia Appenninica Alte Marche) la strada sarebbe già percorribile con bici gravel. Peccato che,  su di esse, anche la strada di Chiaserna è segnata in verde, eppure sappiamo che enormi divieti ne interdicono l’uso. Insomma, le nuove tabelle CAAM contengono meno informazioni che profezie.
 
– La strada forestale delle Scalette è transitabile ai trattori e alle Jeep,  come sempre, come se niente fosse  mai successo. Non è mai stata adatta alle bdc, ma con una gravel si può salire, sebbene la strada, in certi punti, somigli più a un sentiero. 
 
– La strada da Chiaserna ha subito danni limitati, ma è chiusa al traffico dopo Fonte Luca. In bici, in realtà, si sale e si scende lo stesso, ma è vietato. La vedremo nel dettaglio adesso.

Monte Catria da Chiaserna [agosto 2026]

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La frana che interrompe la strada di Chiaserna poco dopo Fonte Luca. In tre anni le cose sono peggiorate (purtroppo), ma non è una brutta notizia, perché...
Start: K2 (Chiaserna)
Finish: Cupa delle Cotaline
Distance: 10.7 km
Elev. Gain: 850 m
Avg Grade: 7.8%
Max Grade: 16 %
Min Elev: 478 m
Max Elev: 1368 m
Climb Category: HC
 
Finish: Fonte Luca
Distance: 4.8 km
Avg Grade: 9%
Max Grade: 13 %
Max Elev: 960 m
Climb Category: 2

Valida per il brevetto:

https://spark.adobe.com/page/RooV5qhMRi87Q/
 
Sul cartello nuovo, posto all’attacco della salita, c’è scritto che la strada è interrotta al km 4. Ma ci si può fidare di una scritta a mano lasciata con lo spray nero? È un vandalismo gratuito o dice la verità? È la situazione attuale, è è un’indicazione superata?
 
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Quota 505 inizio della salita nel 2023 e nel 2010
La prima parte della salita è a posto. Il fondo non è velluto, ma non ci sono criticità.
 
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A quota 940 c’è un tratto di mezzo chilometro in falsopiano, tra la strada del Rifugio Cupa dell’Acquarola e Fonte Luca. È qui, dove lo spazio non manca, che bisogna lasciare l’auto: la strada è effettivamente chiusa dopo Fonte Luca (quota 980) a causa di una frana. 
Il settore franato era stato compattato a fine maggio, giusto in tempo per la bomba d’acqua del 5 giugno 2023. Da allora, due cancelli da cantiere (sempre aperti) hanno sostituito i primi blocchi di cemento che impedivano  il passaggio delle sole auto. Il tratto residuo della strada ha l’aspetto di una carreggiata di ghiaia un po’ molle. Si faceva tranquillamente in sella, finché i necessari lavori di bonifica della parete rocciosa non hanno peggiorato la situazione: questo tratto, lungo più o meno 100 m, si è un po’ ristretto e si è riempito di schegge di roccia. Non è una cattiva notizia, la messa in sicurezza della parete rocciosa è necessaria per pensare di riaprire la strada. Certo, in tre anni l’avanzamento dei lavori non ha soddisfatto gli umarel. Le voci parlano di una riapertura per la primavera 2027. 
 
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Il tratto franato ha l’aspetto di una carreggiata di ghiaia un po’ molle. Sarà lungo meno di 100 m e si fa tranquillamente in sella
 
I cartelli sono espliciti: la strada è chiusa, né le bici né le persone a piedi dovrebbero approfittare della mancanza di lucchetti, ma in montagna, si sa, divieti e cancelli hanno poco senso: quelli fatti male si abbattono con un calcio, quelli socchiusi si interpretano in modo elastico. Così ho visto fare a molti trekker, così hanno iniziato a fare anche i ciclisti, che dopo essere arrivati legalmente alla Madonna degli Scout sfidano i divieti per risparmiarsi un giro di 40 e passa chilometri e 600 metri di dislivello. D’altra parte, tutta questa gente potrebbe comunque aggirare il divieto di transito seguendo altri sentieri. 
  
Il cantiere su questo tratto franato è l’unico ostacolo fino alla cima, a piedi si percorre in poco tempo, le grate che dovrebbero impedirne il transito sono sempre – volutamente – socchiuse. Un altro segmento simile si incontra più in alto, ma è lungo al massimo 30 metri  ed è tranquillamente pedalabile. Il problema è un altro e qui ci vengono in aiuto le foto scattate da Pelorandom quindici anni fa (per la galleria completa vedi pelorandom.com)
 
La strada dopo anni di incuria può essere molto sporca, al di là delle foglie ci sono tratti invasi dal ghiaino e tanti rametti sparsi che danno fastidio anche in salita. Inoltre, nella parte bellissima dentro la faggeta, le buche si sono fatte voragini.
 
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Alla strada di Chiaserna era stato risparmiato lo scempio inflitto al versante orientale dalle gru e dalle ruspe che avevano allargato le piste da sci al prezzo di distruggere la strada di Buonconsiglio. Semplicemente l’asfalto era già degradato da anni; l’abbandono ha peggiorato la situazione, ma non c’è dubbio che, con la riapertura alle auto, una bella pulizia rimetterà a posto le cose. Se ci passate adesso però… occhio!
Le pelo-foto, scattate un anno dopo il passaggio del Giro d’Italia del centenario, mostrano come in 15 anni di scarsa manutenzione l’asfalto, allora perfetto, sia completamente da rifare.
 
 
 

 
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Questi discorsi bastano a dissuadervi? Non credo. E’ novembre. A quota 1100 la strada da bella che è diventa ancora più bella: la faggeta si fa più folta e anche a mezzogiorno l’ombra è davvero scura. Via gli occhiali da sole, allora, a maggior ragione oggi che sul terreno si può trovare di tutto. Questa non è Watopia, la strada è così affascinante che gli ultimi 200 metri di dislivello passano sotto le ruote e quasi non ce ne accorgiamo.
 
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In corrispondenza di un tornante verso sinistra c’è ancora il punto di massima pendenza, la pioggia non l’ha lavato via, un tratto molto breve al 16% prima di uscire allo scoperto in un punto che ci dà un suggestivo scorcio sul Monte Acuto, la cima gemella del Catria. La salita psicologicamente finisce sulla cresta in loc. Madonna degli Scout (quota 1335) da dove, finalmente, si vedono le colline che degradano fino al mare. In realtà si deve salire ancora un po’: mancano ca. 40 metri per arrivare al rifugio.
 
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In sostanza, da Chiaserna si può arrivare al valico? La risposta è sì, senza problemi, se non di coscienza. La speranza è che il prossimo anno (con il 2026 ne sono passati già tre, di prossimi anni) si possa salire in modo piacevole e senza quel vago senso di colpa che resta quando si ignorano i divieti. Il monte è molto amato e se lo merita. Un’infrastruttura funzionante, gratuita e sempre aperta (il confronto è con la bidovia da Caprile) non può fare che bene.
 
 

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