Montecavallo e l'Appennino profondo


A Montecavallo non nevica firmato e così sulle minuscole frazioni da 8-10 agricoltori che punteggiano questa parte di universo chiusa intorno alle vette poco eminenti dei Monti Pizzuto, Egina, Fema, Cipolletta. Ma questi luoghi a decine di chilometri dal primo supermercato sono una riserva naturalistica fondamentale per l'Italia assai più delle vette inaccessibili delle Alpi. Queste sono le terre del lupo, dove di notte  non si può lasciare incustodito un gregge di pecore, perché queste sono prede troppo facili. Le capre si dispongono a testuggine e si difendono a cornate, le pecore non scappano nemmeno. 

Questa salita la conoscono in pochi, mi sa. Il Tour de France e il Giro d'Italia la considererebbero di 2° categoria, perché il dislivello complessivo sfiora i 650 m, il che, per la nostra Regione, non è male. Più della Porcarella in fondo. Allora perché così in pochi salgono per Montecavallo?
Credo che le ragioni siano due:
1) La strada di Montecavallo attraversa una valle secondaria ed è collegata solo a Colfiorito, che però può essere raggiunta con una più comoda, e non sterrata, strada di valle.
2) I Sibillini sono vicini, sono molto più attraenti e lasciano ai montecavalli solo le briciole. 
La salita però ha vari motivi d'interesse: impegnativa il giusto, fondo perfetto (maggio 2021), traffico veramente nullo, panorami ampi e paesaggio ameno. 

Montecavallo (Monte Pizzuto)


From: Madonna di Caspriano
To: Monte Pizzuto
Distance: 11.2 km
Max Elevation: 1184 m
Min Elevation: 519 m
Elev Change: 665 m 
Avg Grade: 5.7 %
Max Grade: 15.4 % 
Climb cat: 1
Strava Segment: 12690200







I primi quattro chilometri dalla Chiesa bramantesca della Madonna di Caspriano a Pie' de Sasso sono appena un riscaldamento (nel grafico in alto non sono nemmeno considerati)...



...ma subito dopo il paese, che è sede comunale del comune sparso di Montecavallo (105 abitanti), la strada si impenna al 10% e, praticamente, non cala sotto questo livello per più di 4 km. Un cartello indica il 15% e non mente di un decimale.



L'Italia è punteggiata di salite che si definiscono "Piccoli Mortiroli" per molto meno, ma il comprensorio di Montecavallo non ha montagne foderate di cashmere e, nella loro concretezza, i montanari non ci hanno pensato a pubblicizzare la loro strada. Ad ogni modo le pendenze sono quelle del gigante valtellinese: lunghi tratti al 13% alternati a lunghi tratti ancora più pendenti, spesso nascosti alla vista dalle ripide pareti della montagna.
Difficile dare punti di riferimento, perché la salita è piuttosto costante. 
Ci sono solo tre brevissimi "punti dei sospiri" in cui è consentito respirare, due di questi sono ponti lunghi 30 metri. La strada infatti è letteralmente intagliata nelle rupi  della stretta valle del Torrente Piazza e deve appoggiarsi sia sul sul fianco destro sia sul lato sinistro del fiume. 


Da segnalare i due tornanti subito dopo il Ponte della Cesa (quota 800) e il bivio per Pantaneto (quota 861) alla fine di una bella pettata. Il terzo punto dei sospiri è un po' più lungo, perché la confluenza di un torrente sulla destra crea un modesto gradino. In compenso arriva subito dopo il tratto più duro, quello anticipato dal cartello di pericolo 17%. Inevitabile, insomma non ci sarebbe spazio per i tornanti neanche a volerli, almeno fino a Collattoni, frazione costruita su un altipiano a ca. 1100 m s.l.m. 
Poco prima di arrivare a Collattoni la valle si apre e c'è lo spazio per disegnare quattro tornanti e far calare progressivamente le pendenze.

Quota 1130 Collattoni dall'alto

Non è finita, ma quasi. Se non si entra nel paesello si arriva a un bivio: a dx la strada sale a Selvapiana fin quasi a 1200 m per poi ridiscendere, sterrata, sulla provinciale che collega Pieve Torina a Colfiorito.
A sx la strada continua per tre chilometri, attraversa i pascoli alti tra il Monte Pizzuto e il Monte Cipolletta e valica a 1184 m. Qui l'asfalto finisce e cominciano breccia e sassi.
A me piace più questa di sx, perché, anche sebbene il fondo sia infame (il primo km di discesa dopo il valico va fatto a passo d'uomo, a volte è inevitabile scendere di sella e camminare, perché le pietre sono molto taglienti) la strada si congiunge con la SP51 che con 20 km in quota si collega con la Valnerina e quindi con i Sibillini. (vedi post).

Quota 1180: alba sull'Altopiano

Quota 1184  Valico del Monte Pizzuto

Quota 1184: inizia la discesa verso la Valnerina e la strada diventa bianca

Quota 1180  discesa verso l'Umbria. Per un km la strada bianca diventa impraticabile

La strada infame: risalire da Forcella e Cesi è più facile. Fatta a luglio 2020. Vista annebbiata, peccato

Prima di arrivare nel Parco Nazionale si attraversa l'Appennino più profondo: Cesi, Forcella, Rasenna, Riofreddo, dove, decisamente, non nevica firmato, ma ne può cadere tanta. A proposito... 

Una piccola digressione: mi ricordo che nel nevone del 2012 il sindaco di Montecavallo Pietro Cecoli, ai giornalisti del TGR che lo chiamavano "sindaco con la pala" rispondeva:
"La pala? Al più mi potete vedere sui mezzi (era in effetti sul trattore). Con la pala qui ci facciamo poco. Le pale le mandiamo ai sindaci più mediatici".
Che ne avevano tanto bisogno. L'allusione era al sindaco di Roma Alemanno, che, in quei giorni, piangeva in greco, accusava la Protezione Civile e querelava a mezzo twitter i meteo che avevano sottovalutato il "dramma" neve. A conclusione dell'inciso, il confronto nell'immagine a lato probabilmente spiega per che uno dei sindaci è stato rieletto con il 91% dei voti e l'altro no.


Valico di Selvapiana (Monte Miglioni)


From: Bivio Montecavallo
To: Monte Miglioni
Distance: 11.7 km
Max Elevation: 1199 m
Min Elevation: 519 m
Elev Change: 680 m 
Avg Grade: 5.7 %
Max Grade: 15.4 % 
Climb cat: 1
Strava Segment: 28417405

Se a Collattoni (quota 1088) si seguono prudentemente le indicazioni per Colfiorito si continua a salire su asfalto sino alla frazione di Selvapiana (quota 1119). Oltre la strada diventa bianca, ma io sono pagato dalla lobby dei venditori di ruote e quindi sono andato avanti; (vedi post Valico di Selvapiana) trattasi di un degnissimo sterrato (maggio 2021) e non escludo, visto che siamo in provincia di Macerata e non di Ancona, future asfaltature. 

Quota 1127 Cascine e la strada per Selvapiana


La Forca di Pantaneto (Monte Miglioni)


From: Pie' del Sasso
To: La Forca
Distance: 6.2 km
Max Elevation: 1190 m
Min Elevation: 550 m
Elev Change: 640 m 
Avg Grade: 9.8 %
Max Grade: 15.4 % 
Climb cat: 2
Strava Segment: 21137243

La strada è sempre la stessa dalla Madonna fino al bivio di Pantaneto (quota 860), solo che stavolta si deve girare a sinistra e prendere per Pantaneto (sic). Perché farlo?
1. Il paesetto in cima al sasso è il più antico della valle e il nome dovrebbe evocare pur qualcosa ai ciclisti.
2. La salita per arrivarvi è il solito chilometro al 12% di media. Molto suggestivo quanto a panorami
3. L'asfalto (fino a Pantaneto) è ottimo.
4. Gli abitanti non si vedono, ma il pastore dei Pirenei è molto solo e molto affettuoso

5. Ma, soprattutto, dove l'asfalto finisce, inizia una strada sterrata che sale in modo ragionevole e che in tre chilometri scollina sulla Forca (quota 1190) e in cinque arriva a Riofreddo, sopra Fematre.

A piedi la strada è fattibilissima, in bici da corsa non lo so ancora. Con la Gravel si va su sicuri.
Con questo bypass si riesce a chiudere dei giri tutti in quota molto divertenti (es.: Strava|Routes|2828293208475289768). Si diceva che su Montecavallo non nevica firmato e così su tutte le minuscole frazioncine da 8-10 agricoltori che punteggiano questa parte di universo posta attorno alle vette poco eminenti dei Monti Pizzuto, Egina, Fema, Cipolletta.

Però, lontani decine di km dal primo supermercato, tra boschi, pascoli e canyon accade di imbattersi in agglomerati disordinati di stalle, case e orti, come in edifici e borghi di assoluto valore architettonico: Forcella, Mevale e, gioiello trai gioielli, la chiesa di Fematre.

Questi luoghi appartati tra l'alta collina e la mezza montagna sono una riserva naturalistica fondamentale per l'Italia assai più delle vette inaccessibili delle Alpi. Queste sono anche le terre del lupo. Non so se è una mia suggestione, ma, come leggevo in un libro intitolato La via del lupo. Nella natura selvaggia dall'Appennino alle Alpi, da queste parti non si può più lasciare libero di notte un gregge di pecore, perché queste sono prede troppo facili. Le capre si dispongono a testuggine e si difendono a cornate, le pecore nemmeno scappano. Sullo scollinamento ho in effetti incontrato tre pastori che controllavano un piccolo gregge di ovini all'interno di una zona elettrificata. Invece le capre, sorprendentemente numerose, erano libere di scorrazzare nei prati.

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